giovedì 8 dicembre 2016

COME RIMUOVERE L’ALLUMINIO DAL CERVELLO PRIMA CHE SCATENI IL MORBO DI ALZHEIMER




Abbiamo tutti sentito parlare di alluminio e sappiamo gli usi che ne facciamo, pentole, pellicole, contenitori per bevande e alimenti, deodoranti ascellari, tabacco, infissi, farmaci prescritti,
e come adiuvanti nei vaccini,chemtrails(scie chimiche ndr).


Un aspetto dell’ alluminio, che molte persone non conoscono, è che è una neurotossina che può avere un effetto di deterioramento sul nostro cervello e sistema nervoso. Inoltre, gli esperti rivelano che può essere un importante fattorre scatenante per l’insorgenza del morbo di Alzheimer.


Siamo costantemente esposti a questa neurotossina , possiamo fare qualcosa per proteggerci? Per cominciare ci sono una serie di estratti naturali di piante e sostanze nutritive che possono abbassare e prevenire la tossicità dell’ alluminio a carico del cervello , in modo da proteggerlo da disturbi cognitivi.


Un team di neuroscienziati della Louisiana State University, guidati da Dr.Walter Lukiw, Ph.D., Professore Ordinario di Neurologia, Neuroscienze e Oftalmologia ,ha condotto uno studio sulla possibilite tossicità dell’ alluminio che porta alla comparsa, lo sviluppo e la progressione del morbo di Alzheimer.


Il loro studio è stato riassunto in un articolo peer-reviewed pubblicato nei Frontiers in Aging Neuroscience e secondo le loro conclusioni: ” Il contributo dell’ alluminio per la malattia di Alzheimer si basa su almeno sette osservazioni derivate in modo indipendente .”


In Estrema sintesi i risultati di questa e di altre ricerche sostengono:


L’alluminio punta dritto al cervello


L’alluminio sta al sistema nervoso centrale come il fumo di sigaretta sta ai polmoni. Gli scienziati dicono chiaramente che i metalli tossici danneggiano il tessuto cerebrale e portano a malattie degenerative producendo stress ossidativo, e l’alluminio è uno dei peggiori criminali.


Con i tassi di Alzheimer alle stelle, i percorsi variegati odierni dell’esposizione all’alluminio sono una grande preoccupazione. Proprio come con le particelle nell’ambiente, una volta che l’alluminio è nei nostri tessuti, il corpo ha difficoltà ad espellerlo. Questo metallo tossico non ha alcuno scopo biologico, per cui meno se ne ingerisce, meglio è.


Una volta nel corpo, si muove attraverso di esso con facilità, senza ostacoli, cavalcando il sistema di trasporto del ferro. Esso attraversa le barriere biologiche che normalmente tengono fuori altri tipi di tossine, come la barriera emato-encefalica. Nel tempo, l’alluminio può accumularsi nel cervello e provocare gr


Come disintossicarsi dall’alluminio


Ci sono una serie di chelanti potenti che è possibile utilizzare per disintossicarsi dall’alluminio. Chiaramente il primo passo sarebbe evitare l’ulteriore esposizione all’alluminio. Questo significa evitare prodotti quali:
Dentifricio contenente ossi-idrossido di alluminio.
Antitraspiranti contenenti cloruro di alluminio, cloridrato di alluminio, o composti di alluminio-zirconio.
Contenitori di bevande laminati di alluminio.
Pentole di alluminio
Macchine caffè espresso in alluminio


Per l’Alzheimer avanzato possono essere utili i seguenti agenti chelanti:


Acqua ricca di silicio, come l’acqua Fiji, che contiene 83 mg di silicio per litro. Una ricerca pubblicata nel 2013 ha dimostrato che bere fino ad un litro di acqua minerale ricca di silicio al giorno per 12 settimane elimina efficacemente l’alluminio per via urinaria, senza effetti nocivi sui metalli essenziali come ferro e rame. Secondo gli autori: “Abbiamo fornito prove preliminari che oltre 12 settimane di terapia di acqua minerale ricca di silicio fanno scendere il carico corporeo di alluminio nei soggetti con Alzheimer, e ci sono stati anche miglioramenti clinicamente rilevanti nella prestazione cognitiva di almeno 3 individui su 15”.
Melatonina: Le ricerche dimostrano che la melatonina ha un ruolo nel vincolare i metalli ed è un integratore utile nel trattamento dei disturbi neurologici in cui è coinvolto lo stress ossidativo, compreso quindi l’Alzheimer. La melatonina può viaggiare liberamente attraverso tutte le barriere cellulari, facilitando la rimozione di metalli tossici come l’alluminio. Sembra anche capace di sopprimere l’attività ossidativa dell’alluminio nel cervello.
Qualsiasi cosa che aumenta il glutatione. Il corpo sintetizza il glutatione da tre aminoacidi: cisteina, glutammato e glicina. Frutta e verdura crude (soprattutto avocado, asparagi, pompelmo, fragole, arancia, pomodoro, melone, broccoli, okra, pesche, zucchine, e spinaci) sono ricchi di precursori glutammato e glicina. Fonti alimentari di cisteina includono uova, carne, peperoni rossi, aglio, cipolle, cavoli di Bruxelles, proteine del siero del latte e germe di grano. Altri trattamenti utili per il miglioramento del metabolismo del glutatione includono:
Esercizio fisico: l’esercizio influisce sui livelli di trifosfato adenosina (ATP) necessari per aiutare a produrre glutatione.
Ottimizzare i livelli di vitamina D attraverso l’esposizione al sole; ci sono alcune prove che la vitamina D aumenta i livelli intracellulari di glutatione.
Bagni di sale inglese («Epsom salt»)
Integrazione con metilsulfonilmetano (MSM)
L’integratore N-acetil L-cisteina (NAC) può anche essere utile. Il NAC è il nutriente per la formazione del glutatione antiossidante intracellulare.
La curcumina: La ricerca suggerisce che la curcumina ha un effetto protettivo dai danni indotti dall’alluminio, modulando la portata dello stress ossidativo. Essa riduce anche le placche di beta-amiloide associate con l’Alzheimer, ritarda il degrado dei neuroni, chela i metalli, diminuisce la formazione di microglia, e ha un effetto anti-infiammatorio e antiossidante complessivo. Gli studi hanno dimostrato che la curcumina può aiutare a migliorare la memoria dei pazienti di Alzheimer. Vi sono alcune controindicazioni all’uso della curcumina in caso di ostruzione delle vie biliari (in quanto stimola la secrezione biliare), calcoli biliari, ittero ostruttivo, o colica biliare acuta.




In sintesi


Non si può più sostenere che l’alluminio non abbia un ruolo nelle malattie neurodegenerative come Alzheimer; l’evidenza è molto chiara e crescente. In realtà non dovrebbe sorprendere che le persone con tossicità da alluminio mostrino molti degli stessi sintomi di quelli con demenza, Parkinson, ADHD, autismo e altre malattie neurologiche, perché l’alluminio punta esattamente queste aree del cervello e del sistema nervoso.


Il modo migliore per proteggersi è essere attenti alle scelte alimentari e ai prodotti della cura personale, e ridurre al minimo l’uso di vaccini e altri farmaci che vengono spesso contaminati con l’alluminio.


Anche ottimizzare il tenore di zolfo nella dieta è essenziale, perchè il corpo ha bisogno di zolfo per produrre la sua arma numero uno contro il sovraccarico di alluminio: il glutatione. Facendo queste poche cose per proteggersi, si minimizza l’esposizione e si massimizza la capacità del corpo di liberarsi di questo metallo tossico, che ci porterà ad una vita lunga e sana e agli anni d’argento.


Ecco un breve riassunto delle 7 osservazioni indipendenti, che dimostrano la relazione fra tossicità dell’alluminio e disturbi neurologici:
– alluminio provoca un’infiammazione nel cervello, aumentando la pro-in fl molecola infiammatoria chiamato nucleare di beta fattore-kappa (NF-kB), una caratteristica importante nel cervello dei malati di Alzheimer.


– Stimola placche di beta-amiloide nel cervello a livelli corrispondenti a quelli attualmente si trovano in esseri umani.


– Si porta a lo stesso tipo di deficit energetici cellulari che sono collegati alla malattia di Alzheimer, come la segnalazione alterata che coinvolgono l’ATP e l’utilizzo di energia.


– Una serie di studi hanno rivelato un legame tra i livelli di alluminio in acqua di rubinetto e l’incidenza del morbo di Alzheimer. (È una pratica comune per l’alluminio da aggiungere all’acqua potabile in tutto il mondo, con l’obiettivo di chiarire o “fine” di esso.)


– Tra le molte migliaia di geni del cervello RNA messaggero molecole (molecole che trasmettono l’informazione genetica dal DNA di causare l’espressione genica), in alluminio aumenta gli stessi che sono aumentati nella malattia di Alzheimer.


– Gli animali affetti da morbo di Alzheimer, che in alluminio aveva aggiunto alle loro diete avevano cambiamenti cerebrali aggiuntivi legati alla malattia di Alzheimer, come la morte programmata delle cellule, stress ossidativo, e deficit di espressione genica.


– La terapia più efficace di Alzheimer finora è chelazione, che fa uso di un chelante di alluminio.


E ‘ancora presto per conclusioni definitive perché non è possibile testare queste teorie sugli esseri umani, ma i ricercatori cercano di ottenere alcune idee circa l’effetto di alluminio sul sistema neurologico da loro test su animali. Sono riusciti finora a dimostrare con certezza che l’alluminio, anche nelle dosi più piccole, provoca disturbi di apprendimento, problemi comportamentali e il morbo di Alzheimer, come problemi di memoria negli animali. Inoltre, hanno scoperto che i ratti che consumano di alluminio attraverso il cibo nelle stesse quantità come gli americani in genere fanno, esperienza grave deterioramento cognitivo in età avanzata, molto simile al morbo di Alzheimer. I loro cervelli mostrano anche prova definitiva di questa malattia grave oltre a sperimentare tutti i sintomi di accompagnamento.


Uno dei motivi principali per cui questo accade è perché l’alluminio viene accumulato nelle regioni specifiche del cervello che sono più sensibili ai danni nella malattia di Alzheimer. Molti studi hanno inoltre dimostrato che l’alluminio porta alla formazione anormale di placche beta-amiloide nel cervello dell’animale. Queste placche vengono creati non appena beta-amiloide, o le parti di proteine adesive, si raggruppano e ostacolano cellula-cellula segnalazione alle sinapsi. Inoltre, attivano le cellule del sistema immunitario che stimolano l’infiammazione e divorano cellule disabili. Questo processo avviene nelle stesse regioni del cervello in entrambi gli animali e le persone.


esposizione alluminio provoca l’ennesimo cambiamento neurologico che è tipico per i pazienti affetti da morbo di Alzheimer. Essa provoca la formazione di grovigli neurofibrillari – collezioni anormali di fili ritorti proteine nelle cellule nervose che sono principalmente fatti di una proteina.Questi grovigli anche ostruiscono i neuroni di comunicare tra loro, che è una manifestazione tipica del morbo di Alzheimer.
Fonte tratta dal sito .

martedì 6 dicembre 2016

TREDICENNE POTREBBE CAMBIARE IL MONDO! HA INVENTATO DISPOSITIVO CHE PRENDE ENERGIA DALL'ARIA!

Un tredicenne potrebbe cambiare il mondo! Max Loughan potrebbe essere il capofila di un nuovo filone della scienza.
Max quando e' stato intervistato da una tv locale indossava il camice come un vero scienziato." Loughan si trova nella vecchia stanza che prima ospitava le caldaie che ha trasformato in un laboratorio. Egli riflette spesso sul futuro.Vuole rendere il mondo un posto migliore e per farlo, Max crede che l'umanita'  abbia bisogno di una sola cosa: L'energia - "Se hai energia, tu hai potere, hai tutto." Così per risolvere questo problema, alcuni mesi fa, Max ha deciso di affrontare la questione creando una mietitrice elettromagnetica con un semplice cucchiaino un po' di filo, e qualche bobina ,tutto alla modica cifra di 14 dollari. Questo dispositivo e' in grado di catturare dall'etere onde radio, energia termica e statica trasformandola in elettricità. "Questo filo prende energia dall'aria".Ha affermato il piccolo genio facendo una dimostrazione con l'aiuto del fratello che indossava una matrice di led che come per miracolo si sono tutti illuminati senza alcuna fonte di alimentazione.La Famiglia di Max è entusiasta di cio' che ha compiuto il loro figlio,lui si ispira a due grandi scienziati del passato Einstein e Tesla.
Fonte tratta dal sito .

lunedì 5 dicembre 2016

Antichi saperi


Nella pagina dedicata ai Templari avevamo ipotizzato che gli stessi, entrando in contatto con ambienti gnostici, quali la setta degli assassini di derivazione islamica, e conseguentemente grazie alle loro ricerche e scavi presso il Tempio di Salomone che era stato assegnato loro come quartier generale, vennero a conoscenza di antiche conoscenze e di segreti saperi oltre che di manufatti e reperti di assoluta importanza.
Segreti per i quali la chiesa di Roma si dimostrò pronta a uccidere. Perchè?
Per capirlo partiamo dall’inizio, ossia dalla definizione di gnosticismo: Lo gnosticismo è un movimento filosofico-religioso, molto articolato, la cui massima diffusione si ebbe nel II e III secolo dell’era cristiana. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (γνῶσις), «conoscenza».
Una definizione piuttosto parziale del movimento basata sull’etimologia della parola può essere: “dottrina della salvezza tramite la conoscenza”.
Mentre il giudaismo sostiene che l’anima raggiunge la salvezza attraverso l’osservanza delle 613 mitzvòt e il Cattolicesimo sostiene che l’anima raggiunge la salvezza per Grazia mediante la fede come sancito da Efesini 2,8; per lo gnosticismo invece la salvezza dell’anima dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata, detta gnosi, riguardo all’uomo, al mondo e all’universo, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca della Verità. Gli gnostici erano “persone che sapevano”, e la loro conoscenza li costituiva in una classe di esseri superiori, il cui status presente e futuro era sostanzialmente diverso da quello di coloro che, per qualsiasi ragione, non sapevano.
Tratto comune per molte correnti gnostiche è la distinzione che essi operavano tra il vero Dio in conoscibile, definito come Primo Eone, e il malvagio dio minore ebraico Yahweh anche noto come Yaldabaoth, Samael e Demiurgo, di cui gli gnostici disprezzavano pertanto le leggi e l’universo materiale da lui creato per imprigionare le anime degli uomini.
Ciò comporta il ribaltamento dei canoni del cristianesimo ortodosso: il demiurgo Yahweh, dio veterotestamentario, diventa nella visione gnostica, ‘nemico’ dell’uomo, che vuole tenere nell’ignoranza impedendogli di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza. Al tempo stesso l’intervento del serpente viene visto come elemento di rottura positiva in quanto permette all’uomo di apprendere quella conoscenza negata: la gnosi. In questa interpretazione possiamo osservare forti analogie con i movimenti Enkiliti ed Enliliti e le differenti correnti di pensiero relativamente alla gestione del genere umano.
Potrebbe sembrare che lo gnosticismo sia proprio del cristianesimo ma, seppur ritenuto erroneamente come eresia del cristianesimo, è in realtà una corrente filosofica presente sin dagli albori dell’umanità; si trovano temi gnostici nell’antica Babilonia, nella Kabbalah ebraica, nel periodo ellenistico e ovviamente nel cristianesimo dei primi secoli, oltre che nell’islam (p.es. i Sufi). Se ne deduce una continuità storica della volontà da parte dell’uomo di attingere alla cosiddetta ‘conoscenza’.
Anche se le origini dello gnosticismo sono ancora avvolte nell’oscurità, molta luce è stata fatta sulla questione grazie al lavoro combinato di molti studiosi. Lo gnosticismo, a prima vista, può apparire come un mero sincretismo di tutti i sistemi religiosi dell’antichità: religioni misteriche, astrologia magica persiana, zoroastrismo, ermetismo, Kabbalah, filosofie ellenistiche, giudaismo alessandrino, Cristianesimo dei primi secoli, ma, in realtà, ha una radice profonda, che viene assimilato in ogni substrato culturale da cui emerge quella volontà universale di ricerca da parte dell’uomo e quel desiderio di scoprire la ‘gnosi’.
La gnosi ebbe come centri di maggiore fioritura soprattutto Alessandria d’Egitto e Roma. Si pensa che i fondatori della Biblioteca di Alessandria furono appunto gnostici desiderosi di fare della Biblioteca il centro della ricerca gnostica e la più importante collezione enciclopedica del sapere umano, ma anche divino se intendiamo divino come alieno.
Altri gnostici noti furono Cerinto, Carpocrate e Simon Mago con tutta la sua scuola. Anche quando la corrente principale e centralizzata della Chiesa Cattolica Romana divenne il corpo cristiano dominante e iniziò a sopprimere le idee cristiane alternative e il paganesimo, lo gnosticismo non svanì senza lasciar traccia, anche se Sant’Ireneo di Lione, Tertulliano e San Giustino Martire rimasero le uniche fonti di conoscenza fino al 1945, anno in cui furono scoperte nei pressi del villaggio di al-Qasr 44 opere gnostiche. Principali esponenti furono Marcione, Valentino, Basilide, Simon Mago, Cerinto, Carpocrate, Tertulliano e i santi Ireneo e Giustino martire.
Segnaliamo come lo gnosticismo, seppure permeato apparentemente di ideologie di numerose religioni, assomigli come concezioni di base ai Veda dell’antica India. Il parallelo più evidente sta nel nome, infatti la parola “Veda” sta per “Conoscenza”, proprio come la parola “gnosi”. Le cosiddette “parole magiche”, all’interno della cultura vedica, descritta dai profani come “induismo”, sono rappresentati da mantra espressi in lingua sanscrita, una lingua particolarmente profonda e dal forte potere vibrazionale. La cultura vedica ha origine migliaia di anni fa e la sua prima comparsa nella storia avviene quando i popoli Arii occuparono parte dell’India, trasmettendogli quelle stesse culture indoeuropee da cui si dimostra l’esistenza di gnosi anche nel mondo indoeuropeo ariano.
In epoca contemporanea, a fianco di movimenti elitari che si richiamano alle correnti gnostiche del passato, non mancano tentativi di identificare caratteri gnostici in correnti di pensiero moderne: così nel nichilismo ed esistenzialismo con la mancanza di significato dell’esistenza terrena. Occorre precisare che lo gnosticismo, come filone di pensiero, attraversa tutta la storia della filosofia e che riemerge periodicamente con movimenti di pensiero, ortodossi ed eterodossi se raffrontati al punto di vista ufficiale interpretato secondo la volontà della Chiesa.
Ma ciò che più intimorì la Chiesa fu la scoperta da parte dei Templari del pensiero gnostico cristiano, incarnato dal messaggio di Gesù Cristo presentato nei vangeli gnostici, esclusi dal Concilio di Nicea poichè avrebbero potuto inficiare il potere temporale patriarcale che si andava costituendo.
Le conseguenze del Concilio di Nicea consistono in una Interpretazione parziale e frammentata del messaggio di Gesù e nell’evidente ridimensionamento del ruolo della donna a vantaggio di una società patriarcale, diretta conseguenza del conflitto tra Maria Maddalena e Pietro, che in realtà aveva capito poco del messaggio di Cristo così come da quest’ultimo profetizzato “… e prima che canti il gallo mi tradirai tre volte…”.
Inoltre paradossalmente si procede con la cancellazione della verità gnostica e della ricerca della conoscenza, che invece veniva fortemente auspicata dallo stesso Gesù, attraverso la Persecuzione e lo sterminio dei pagani e delle correnti cristiane eterodosse come accaduto per i Catari nella francia medievale.
Il Consiglio di Nicea definisce una serie di strumenti atti a garantire il potere temporale della chiesa sull’occidente dei secoli bui attraverso l’ignoranza e la minaccia del terrore: è la vittoria del demiurgo e la sconfitta del Cristo. Con lo studio dei vangeli gnostici entriamo in una nuova dimensione spirituale che credo ci aiuti a comprendere il vero messaggio di Gesù Cristo avvicinandoci al pensiero templare gnostico e, comprendendone il potere, capire l’effetto che ha avuto sulla Chiesa Cattolica e le potenzialità insite in ciascuno di noi.
I punti fondamentali che si discostano completamente dall’insegnamento cattolico, ribaltando completamente l’interpretazione del messaggio di Gesù sono:
– il ruolo del femminino sacro e della donna quale incarnazione dell’energia dello spirito santo. Maria Maddalena gioca un ruolo fondamentale all’interno delle prime comunità cristiane e la sua posizione viene messa in discussione dall’apostolo Pietro, che invece rappresenta il potere patriarcale di una chiesa che col tempo si discosterà dagli insegnamenti esoterici di Cristo.
– la Sophia, conoscenza o gnosi, come strada di salvezza. Cristo si configura come portatore di quella conoscenza e consapevolezza della scintilla divina presente in ciascuno di noi per il solo motivo di essere uomini, creati ad immagine e somiglianza di dio. Quella conoscenza negataci fin dall’episodio del giardino dell’Eden dove Enlil proibì per bocca di Yahweh (un Enlilita) all’uomo di ottenere la conoscenza e la vita eterna.
8643– la figura di Giuda, uno dei pochi a conoscere completamente la verità e la vera natura di Cristo e della sua missione, tanto da provvedere al traditio (consegna e non tradimento) affinchè Gesù potesse compiere la sua missione fino in fondo, liberando e mostrando il suo potere spirituale dalla trappola del corpo fisico attraverso la trasfigurazione nel corpo di luce alchemico e insegnandoci così che con una rinnovata spiritualità da raggiungere attraverso i suoi insegnamenti di amore, tolleranza e libertà, ciascuno di noi ha in sè il potere della vita eterna.
Il paradosso è che in questi termini Gesù sarebbe venuto a terminare il lavoro del serpente ‘tentatore’ insegnando agli uomini quella stessa conoscenza negata dal dio dell’antico testamento… che però sarebbe il dio padre della trinità cattolica. E Satana? E’ davvero quell’angelo caduto di nome Lucifero nel cui nome vi è già implicito il significato della sua funzione di ‘portatore di luce’?
Domande che rimangono senza risposta… fino a quando non approfondiamo i concetti manifestati nelle correnti gnostiche secolari e descritti nei vangeli esclusi dalla dottrina cristiana.
Ponzio Pilato, dopo l’incontro con Gesù, chiese a Claudia, sua moglie “Quid est veritas?” In una frase del Gesù gnostico, sconosciuta ai più, vi è forse la chiave per scoprirla…
“La verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli ed immagini… non la si può afferrare in altro modo”
Egli ci esorta a ricercare la Verità e non ad attendere che la stessa ci venga fornita da altri, come invece è purtroppo successo, con le conseguenze delle interpretazioni et omissioni proprie del carattere umano.
Alla luce di quanto espresso sopra siamo ancora certi che l’accostamento Lucifero (portatore di luce) a Satana (avversario) sia corretta?
Alla luce di quanto espresso sopra possiamo dedurre elementi che lascino intendere analogie tra la verità gnostica dei ruoli di Cristo, di Lucifero, di Satana e quanto teorizzato in una ipotesi alternativa della storia dell’uomo con antichi dei (Anunnaki) creatori?
Il dualismo tra i fratelli Anunnaki Enki ed Enlil nella gestione della razza umana, può essere allora stata reinterpretata nella Bibbia ebraica come conflitto tra Enlil=Yahweh che temeva il proliferare degli esseri umani e la dotazione degli stessi di particolari tecnologie et conoscenze e Enki=Serpente=Lucifero, il quale invece voleva condurre l’uomo sulla via del progredire.
Gli ebrei poi si dedicarono esclusivamente al culto di Yahweh in opposizione ai nemici babilonesi e alla loro divinità principale Marduk, che altri non era che il figlio di Enki.
Infine venne la chiesa romana, che fornì una visione limitata della potenza del messaggio di Gesù Cristo, il cui desiderio, secondo gli gnostici, era quello di fornire agli uomini gli strumenti per ottenere la gnosi, ossia la Sophia, ossia lo Spirito Santo, ponendosi più vicino alla figura di un Lucifero che di un demiurgo, quale che fu Yahweh.
inferno-5Satana allora sarebbe un’altra entità ancora, veramente malvagia, il cui obiettivo rimane condurre l’umanità verso la perdizione, la schiavitù, allontanandola dagli ideali gnostici promossi dal messaggio del Cristo-Lucifero. Possiamo pertanto identificare Satana in tutte quelle operazioni volte a dominare l’umanità; quelle stesse azioni che oggi conducono a un Nuovo Ordine Mondiale.
Ma allora in sintesi cosa è la Gnosi? La gnosi è:
– Consapevolezza di fattore divino implicito nell’uomo derivante dal DNA ‘divino’ Annunaki
– Conoscenza della vera natura del Cristo della sua storicità con Maria Maddalena e della sua discendenza in Europa (rh- e genotipicità di certi aplogruppi “aristocratici”)
– Consapevolezza del potere animico della Vita derivante dalla manifestazione del divino universale Vita = Energia dell’Universo = Potere di DIO (conoscenza pleiadana = Cristo Pleiadano usando un linguaggio NewAge dal quale comunque Progetto Atlanticus dissente)
– Studio degli insegnamenti di Gesù e degli altri mistici volutamente ‘censurati’ dalla Chiesa Cattolica dopo il consiglio di Nicea (vedi vangeli apocrifi e gnostici)
Gnosticismo significa anche comprendere e accettare la separazione tra il dio-veterotestamentario giudaico cristiano di chiara derivazione Enlilita e Gesù Cristo che invece, al pari di altri ‘maestri’ (Siddartha, Maometto, …) assume connotati di dispensatore di conoscenza, ripercorrendo il desiderio di Enki di conferire all’uomo quelle conoscenze che oggi definiremmo alchemiche-esoteriche destinate a liberare l’intero potenziale trascritto nel nostro DNA, che ricordiamo essere in parte animale e in parte divino, in virtù dell’ibridazione originale, permettendo l’attivazione della ghiandola pineale, l’apertura del terzo occhio e l’ottenimento del corpo di luce.
Fonte tratta dal sito .

domenica 4 dicembre 2016

IL SEME DEGLI DEI

Un intervento ‘esterno’ fu il punto di partenza dell’incredibile storia del genere umano.
Man mano che il progresso scientifico avanza e nuove scoperte vengono fatte divulgate, più si va a delineare un quadro che noi appassionati di ufologia e paleoarcheologia abbiamo da sempre teorizzato: un intervento ‘esterno’ quale punto di partenza dell’incredibile storia del genere umano.
Ma partiamo dall’alba della comparsa dell’Homo Sapiens, circa 300.000 anni fa in Africa, secondo le teorie antropologiche tradizionali. A quel tempo il precedente esemplare, l'Homo Erectus, è presente sul pianeta già da più di un milione e mezzo di anni e possiede una capacità cranica maggiore rispetto all'Homo Habilis. L'Homo Erectus avrebbe avuto una notevole somiglianza con gli esseri umani moderni, ma aveva un cervello di dimensioni corrispondenti a circa il 75% di quello dell'Homo Sapiens. Il modello paleoantropologico dominante descrive l’Homo Erectus inoltre come capace di usare rudimentali strumenti.
A un certo punto avviene qualcosa di rivoluzionario, la massa cerebrale aumenta del 30%, acquisisce capacità di articolare un linguaggio, modifica la propria biologia ormonale, … insomma l’Erectus si evolve in Homo Sapiens e poi successivamente circa 30.000 anni fa in Sapiens Sapiens e come descritto in figura, attraverso una serie di fasi migratorie i Sapiens vanno a popolare l’intero pianeta.



Ciò rappresenta una singolare unicità nel modello evolutivo descritto nel volume “L’origine delle specie” di Darwin nel 1859 in quanto nessuna altra specie animale presente sul pianeta ha seguito un percorso evolutivo così rapido ed eccezionale. 
Per esempio il cavallo in 55 milioni di anni ha modificato leggermente (e sottolineo leggermente) la propria struttura fisica, il proprio volume cerebrale e di conseguenza le proprie ‘abilità’, come può l’uomo in un periodo dieci volte inferiore aver modificato drasticamente la propria struttura, aumentato notevolmente il proprio volume cerebrale e di conseguenza le proprie capacità di modificare l’ambiente esterno a proprio favore? Così come il cavallo pensiamo a tutti gli altri primati, uguali a loro stessi da milioni di anni – tutti eccetto l’uomo.
Precisiamo che qui non si vuole smentire o disarticolare i postulati della teoria evolutiva Darwiniana ovvero:

1.    tutti gli organismi viventi si riproducono con un ritmo tale che, in breve tempo, il numero di individui di ogni specie potrebbe non essere più in equilibrio con le risorse alimentari e l'ambiente messo loro a disposizione.

2.    tra gli individui della stessa specie esiste un'ampia variabilità dei caratteri; ve ne sono di più lenti e di più veloci, di più chiari e di più scuri, e così via.

3.    esiste una lotta continua per la sopravvivenza all'interno della stessa specie e anche all'esterno. Nella lotta sopravvivono gli individui più favoriti, cioè quelli meglio strutturati per giungere alle risorse naturali messe loro a disposizione, ottenendo un vantaggio riproduttivo sugli individui meno adatti.

Infatti ritengo la stessa perfettamente idonea a illustrare l’evoluzione del 99,99% delle specie viventi sul pianeta (e non solo sul pianeta), dai più piccoli batteri ai più grandi vertebrati. Solo non è sufficiente da sola a spiegare il cammino evolutivo di quell’unica razza ‘anomala’ del pianeta: la razza umana.
La risposta ai dubbi che l’antropologia non è in grado di fornire ci arrivano forse dalle più recenti ricerche sui gruppi sanguigni e sulle altrettanto importanti scoperte in ambito genetico. 
Il confronto tra il nostro genoma e quello degli scimpanzè sta rivelando quali sono le sequenze del DNA che sono esclusive degli esseri umani. Da un articolo di Katherine S. Pollard “Che cosa ci rende umani”, scritto per la rivista Le Scienze dell'agosto 2009.
Lo scimpanzè è il nostro parente vivente più prossimo, con cui condividiamo quasi il 99 per cento del DNA. Gli studi per identificare le regioni del genoma umano che sono cambiate di più da quando gli scimpanzè e gli esseri umani si sono separati da un antenato comune hanno contribuito a mettere in evidenza le sequenze del DNA che ci rendono umani. I risultati hanno anche fornito importantissime conoscenze sulle profonde differenze che separano umani e scimpanzè, nonostante il progetto del DNA sia quasi identico. Per capire quali sono le caratteristiche genetiche specifiche del DNA umano rispetto a quello dello scimpanzè e degli altri primati, i ricercatori hanno decodificato il genoma di primati molto simili all’uomo, come scimpanzé e babbuino. 
La bioinformatica ha poi completato il quadro con uno studio elegantissimo: sono state analizzate nei tre genomi (uomo, scimpanzé e babbuino) tutte le regioni del DNA che presentano un’elevata similitudine nei mammiferi; tra queste aree, sono state identificate quelle che differivano maggiormente tra le tre specie. 
In pratica, una regione del DNA è importante se è presente nel maggior numero di animali; se però la sequenza del DNA di questa regione cambia in maniera significativa tra due specie molto simili ci sono ottime probabilità che questo cambiamento sia una delle cause della differenza tra le specie analizzate.
Al momento dell’analisi dei dati i gruppi americani responsabili della scoperta hanno trovato qualcosa di sorprendente: ciò che ci rende umani non sono nuovi geni comparsi nella nostra specie ma, al contrario, l’assenza di alcune sequenze del DNA che servono a regolare l’attività genica. 
I tratti di DNA che variano maggiormente nella nostra specie sono nelle vicinanze di geni coinvolti con le funzioni del sistema nervoso centrale: la loro assenza quindi provoca variazioni nelle funzioni cerebrali. L’altro gruppo di geni che mostra variazioni significative è coinvolto nella segnalazione ormonale ed, in particolare, con la funzione sessuale che evidentemente varia in maniera significativa tra l’uomo e gli altri primati.
La variazione più interessante però è la delezione di una sequenza di DNA vicina al gene GADD45G: questa regione è stata già da tempo correlata con l’espansione di particolari zone del cervello. L’assenza di questa sequenza di DNA è probabilmente la causa dell’ingrandimento di alcune aree del cervello e quindi della comparsa di nuove funzioni neurologiche.
L'evoluzione 'stile Darwin' aggiunge sequenze e cromosomi a quelle già esistenti per meglio adattare la specie all'ambiente. Una delezione è già di per sè inspiegabile senza voler prendere in considerazione la possibilità di un intervento 'esterno'.
Ma vediamo quali sono le sequenze principali che differiscono per via di modificazioni o, appunto, di inspiegabili delezioni di materiale genetico:

Sequenza HAR1
Il gene HAR1 (da "Human Accelerated Region 1"), è una sequenza di 118 basi nel DNA umano, scoperta nel 2004-2005, che si trova nelcromosoma 20.
Il gene HAR1 non codifica per alcuna proteina nota, ma per un nuovo tipo di RNA (simile al RNA messaggero). HAR1 è il primo esempio noto di sequenza codificante l'RNA dove si è avuta una selezione positiva. Il gene HAR1 viene espresso durante lo sviluppo embrionale e produce una migrazione neuronale indispensabile allo sviluppo di un cervello veramente umano. Alcuni sostengono che la sua velocissima evoluzione nell'essere umano (il pollo e lo scimpanzé differiscono per due basi, l'uomo e lo scimpanzé per 18 basi) contrasti con la teoria dell'evoluzione.

Sequenza HAR2
La sequenza HAR2 (nota anche come HACNS1), è un introne (potenziatore genico) presente nel cromosoma 2, e costituisce il secondo sito genomico con la più accelerata velocità di cambiamento rispetto a quella nei primati non umani. Induce lo sviluppo dei muscoli nell'eminenza tenar (muscolo opponente del pollice), che consente di afferrare e manipolare oggetti anche molto piccoli, oltre a quella grande e complessa quantità di ossicini, muscoli e tendini, presenti tra la mano e l'avambraccio, che dona alla mano una grande quantità di gradi libertà, oltre ad una buona precisione nei movimenti.

Sequenza AMY1
Il gene AMY1 codifica per una enzima, l'amilasi salivare, che permette una migliore digestione dell'amido. Si ipotizza l'aumento della sua prevalenza nelle popolazioni che cominciarono a praticare l'agricoltura (avena, farro, frumento, mais, patate, riso, segale, ecc.), e che in questo modo riuscirono a sfruttare meglio non soltanto la terra arata, ma anche gli specifici alimenti (graminacee) che essa produceva.

Sequenza MAD1L1
La sequenza MAD1L1, nota anche come "Mad1" (oppure come HAR3, per il suo accelerato tasso di cambiamento rispetto al DNA delle scimmie) agisce su proteine che permettono una più ordinata divisione del fuso mitotico, permettendo un minor tasso di errori nella divisione cellulare, dunque una migliore efficienza delle mitosi e delle meiosi, minore quantità di cellule da mandare in apoptosi ed infine una maggiore durata della vita, con meno tumori e in migliore salute.

Sequenza WNK1
Il gene WNK1 (noto anche come HAR5, presente nel braccio corto del cromosoma 12) codifica per un enzima, una tirosinasi del rene, che permette una migliore eliminazione del potassio da parte del rene, e allo stesso tempo, per meccanismi correlati al potenziale della membrana del neurone, consente una maggiore sensibilità e accuratezza di localizzazione da parte dei nervi sensitivi. Questo enzima, migliorando il "feed back" sensitivo, può avere contribuito ad aumentare la perizia nella fabbricazione di attrezzature, oggetti, vestiti, armi, ecc. Inoltre può aver favorito la destrezza nell'andatura, nella lotta e la grazia nella danza.

Sequenza FOXP2
Nel 2001 venne osservato all'Università di Oxford che persone con mutazioni del gene FOXP2 (altra sequenza genetica a cambiamento accelerato) sono incapaci di fare movimenti facciali fini e ad alta velocità che sono tipici del linguaggio umano. Questi pazienti mantengono inalterata la capacità di comprendere il linguaggio, dunque il deficit è puramente nervoso-motorio, nella fase di estrinsecazione del linguaggio. La mutazione del gene FOXP2 è condivisa dal Homo sapiens e dall'uomo di Neanderthal, ed in base a reperti paleontologici e ai dati di deriva genetica si può calcolare che questa mutazione sia avvenuta circa 500.000 anni fa. Dunque non è la sola ragione del grande sviluppo.

Sulla sequenza FOXP2 e sulla possibilità di un intervento alieno di manipolazione genetica della stessa in un lontano passato esiste un ulteriore prova riscontrata nell’esame del DNA del teschio dello ‘Starchild’ che come molti già sanno è un reperto ritrovato intorno al 1930 da una ragazzina di circa 13-15 anni in Messico, nel tunnel di una miniera a circa 160 km a sud-ovest da Chihuahua e successivamente affidato allo scienziato scrittore Lloyd Pye il quale da subito avanzò ipotesi controcorrenti sulla natura dello stesso avanzando una possibile origine aliena.



Le notizie più recenti che arrivano da Oltreoceano sembrano però aprire un capitolo nuovo e clamoroso. Un genetista del Progetto Starchild sarebbe riuscito ad estrarre dall’osso un frammento del gene FOXP2. Secondo le ultime teorie, questo gene contiene le istruzioni per sintetizzare una proteina fondamentale per la coordinazione tra i movimenti della bocca, gli organi di fonazione (come laringe e corde vocali) e gli impulsi elettrici inviati dal nostro cervello. Insomma, FOXP2 è indispensabile per lo sviluppo del linguaggio. E la sequenza trovata in Starchild non è uguale alla nostra.
Il risultato non è ancora definitivo e deve essere ancora confermato in un laboratorio indipendente. Ma se fosse proprio così, allora sarebbe la scoperta più dirompente della Storia, perchè saremmo di fronte alla dimostrazione che quella creatura non era del tutto umana o forse, non lo era per nulla. Una prova concreta, questa volta, e non confutabile: perchè il DNA è scienza, non opinione. Sembra che in Starchild il gene FOXP2 si differenzi dal nostro per ben 56 coppie di base.

Tornando alle delezioni cromosomiche certamente le delezioni genetiche possono avvenire anche in natura per: esposizione a radiazioni, attività retro-virali, errori di trascrittura del DNA, ma in questo caso certamente non forniscono vantaggi competitivi, anzi il più delle volte generano deficit, sindromi e malattie genetiche. 
Per questo a mio parere sono inspiegabili se le osserviamo dal punto di vista evolutivo. A titolo esemplificativo la medicina oggi riconosce le seguenti sindromi causate da delezioni di specifiche sequenze genetiche:

- delezione cromosoma 4 = sindrome di Wolf-Hirschhorn
- delezione cromosoma 7 = sindrome di Williams
- delezione cromosoma 18 = ritardo mentale

e purtroppo non rappresentano miglioramenti evolutivi, così come non sono noti casi di delezioni cromosomiche che consentano vantaggi alla specie umana così come invece viene citato dagli studi citati da K.Pollard.
Non dimentichiamoci poi della delezione del cromosoma y nella cui presenza il maschio portatore risulta impossibilitato a procreare. L’impossibilità di procreare è una caratteristica collegata all’ambito delle ibridazioni. Sappiamo per certo che il risultato di incroci tra razze, come ad esempio il mulo, frutto di un incrocio tra un cavallo e un asino non è in grado di generare una propria discendenza. 
Potrebbe essere la delezione del cromosoma y e la conseguente incapacità di procreare un retaggio derivante dalla nostra condizione originale di sapiens, quale risultato di una ibridazione tra il dna dell’homo erectus opportunamente modificato attraverso delezioni di particolari sequenze cromosomiche, magari con l’ausilio di tecnologia retrovirale, e DNA alieno? 
Ancora una volta ci vengono in aiuto la mitologia sumera, le interpretazioni del ricercatore indipendente Zacharia Sitchin e gli studi di mitologia accadica W.G.Lambert e A.R.Millard, Stephanie Dalley e Benjamin R.Foster che ci consentono oggi di potere leggere nell’epopea accadica di Athrasis “Inuma Ilu Awilum” (traducibile in “Quando gli dei erano come gli uomini”) scritta circa 1.700 anni prima di Cristo, una precisa descrizione del momento in cui gli Annunaki si ammutinano a causa del pesante lavoro a cui erano sottoposti sul pianeta Terra, rendendo necessaria quella ricerca scientifica che porterà alla creazione del genere Homo.
Ecco di seguito quanto riportato nell’antico testo sumero: 

“… quando gli dei erano come gli uomini sopportavano il lavoro e la dura fatica. La fatica degli dei era grande, il lavoro pesante e c’era molto dolore, … per 10 periodi sopportarono le fatiche, per 20 periodi … Eccessiva fu la loro fatica per 40 periodi,… lavoravano duramente notte e giorno. Si lamentavano e parlavano alle spalle. Brontolavano durante i lavori di scavo e dicevano: Incontriamo … il comandante, che ci sollevi dal nostro pesante lavoro. Spezziamo il giogo!...”

Il giogo fu spezzato dopo che un Annunaki promosse la seguente soluzione, sempre narrata nell’Inuma Ilu Awilum: 

“…abbiamo fra di noi Ninmah, che è una Belet-ili, una Ninti (dea della nascita). Facciamole creare un Lulu (ibrido), facciamo che sia un Amelu (lavoratore) a sobbarcarsi le fatiche degli dei! Facciamole creare un Lulu Amelu, che sia lui a portare il giogo…”



La narrazione prosegue con l’identificazione nell’Abzu (l’Africa) di una creatura adatta allo scopo, l’homo erectus, e che ciò che doveva essere fatto era “… imprimergli l’immagine degli dei…” usando le parole dell’epopea: effettuare un innesto genetico, se dovessimo utilizzare termini scientifici attuali.
Ma non è solo il mito sumero a descrivere un tale evento. Nella Bibbia leggiamo:

“:..E fu così che gli Elohim dissero, facciamo un Adamo a nostra immagine e somiglianza…” [Genesi 1,26]

Sempre gli studi incrociati tra genetica e antropologia ci consentono di arrivare alla determinazione di dove probabilmente è avvenuto il secondo grande salto evolutivo del genere homo: da Sapiens a Sapiens Sapiens, circa 30-40.000 anni fa.
Sappiamo infatti che Il DNA mitocondriale, viene trasmesso per via matrilineare, e permette di studiare a ritroso le origini, la diffusione e la migrazione delle popolazioni umane fin dall' origine della comparsa della nostra specie. Altrettanto i recenti studi sul DNA mitocondriale di diverse popolazioni autoctone, prime fra tutti quelli sui nativi americani, ha fornito scoperte sorprendenti, da sole in grado di destabilizzare l’antropologia ortodossa.
Questi studi hanno infatti dimostrato inequivocabili legami genetici tra popolazioni diverse, lontane e isolate al mondo come ad esempio i Baschi dei Pirenei, i Berberi del Marocco e i nativi nordamericani Irochesi. Questi gruppi così apparentemente diversi e divisi appartengono infatti incredibilmente al medesimo gruppo genetico, il misterioso aplogruppo X.   
Questi studi dimostrano allora migrazioni "impossibili" in piena Era Glaciale confermando invece quanto sostenuto da Cayce, nato del 1877 e vissuto decenni prima della stessa scoperta del DNA quando parlava proprio di quelle popolazioni, di cui all' epoca certo non si conosceva il legame genetico e che erano per tutti all' apparenza differenti e indipendenti, come di popolazioni legate da legami comuni, e che le evidenze sarebbero un giorno state scoperte. 
Cayce asseriva che si trattava degli ultimi rappresentati di una stirpe comune, e cioè quella dei superstiti di Atlantide, dispersisi nei due lati dell' Atlantico alla distruzione della loro patria.
Se poi aggiungiamo a ciò che queste popolazioni rappresentano anche una anomalia statistica nella distribuzione dei gruppi sanguigni possiamo giungere a una conclusione ancora più sorprendente.
E’ infatti noto in medicina la presenza di diversi gruppi sanguigni e del fattore rhesus nel sangue degli esseri umani, derivanti da particolari unioni di coppie genetiche e la cui osservazione è fondamentale per effettuare trasfusioni, trapianti e altre pratiche mediche. 
E’ infatti altrettanto risaputo che la capacità di donare e ricevere sangue è strettamente correlata al gruppo sanguigno del donatore/ricevente e al suo fattore rhesus come descritto nella tabella seguente da cui si evincono già le seguenti particolarità:

- il portatore del sangue gruppo zero può donare a tutti, ma può ricevere solo da altri gruppi zero

- il portatore del sangue gruppo AB può ricevere da tutti

- sangue Rh- può ricevere solo da Rh-



Ma cosa è il fattore RH? Leggiamone la definizione medica tratta da Wikipedia: “Il fattore Rh o fattore Rhesus, si riferisce alla presenza di un antigene, in questo caso in una proteina, sulla superficie dei globuli rossi oeritrociti.   un carattere ereditario e si trasmette come autosomico dominante. Se una persona possiede questo fattore si dice che il suo gruppo è Rh positivo (Rh+), se invece i suoi globuli rossi non lo presentano, il suo gruppo sanguigno viene definito Rh negativo (Rh-). Prende il nome dalla specie di primati Macaco Rhesus, sui globuli rossi del quale fu per la prima volta scoperta la presenza della proteina del fattore Rh”
Per cui avere un sangue RH- significa non avere questo particolare antigene. E’ importante saperlo in ambito medico in quanto un possessore di sangue RH- può ricevere soltanto RH-.
Statisticamente il fattore RH- è presente nel 15% della popolazione mondiale configurandosi come gruppo molto raro e ancora più raro è il gruppo sanguigno zero negativo, presente esclusivamente nel 6% dei casi. Questo poiché gli alleli che determinano i fenotipi descritti sono recessivi, per cui, esemplificando al massimo, deve essere presente una coppia di alleli Rh- per manifestare la caratteristica Rh-
Ecco allora che però nelle popolazioni di cui si parlava prima relativamente all’aplogruppo X abbiamo una anomalia statistica in quanto:

- nei nativi sudamericani si riscontra il 100% di sangue con il gruppo 0

- La popolazione basca è caratterizzata da un elevata media di persone con gruppo sanguigno 0- 

- In Giappone gli Ainu manifestano caratteristiche geneticamente rare e simili a quelle portate dalle popolazioni dell’aplogruppo X

- La concentrazione di sangue di tipo 0 è maggiore nelle regioni che si affacciano sull'atlantico e dove sono presenti siti megalitici 

- I nazisti credevano che il gruppo sanguigno 0- fosse il sangue degli dei

E guarda caso sono quelle stesse popolazioni che nei loro miti cosmogonici, sono andate a descrivere un processo di creazione delle loro civiltà da parte di divinità e un’età dell’oro precedente a un grande cataclisma.



Tutte coincidenze? 
Allora, ma senza voler scadere nel razzismo:

- Rh+, deriva da antenati 'scimmia' (homo erectus), tanto è vero che il fattore rhesus è stato trovato nei macachi rhesus.

- Rh-, deriva da antenati 'antichi creatori' (Anunnaki/Elohim), tanto è vero che denota l'assenza del fattore rhesus 

Forse che gli 'uomini famosi' citati nella Bibbia e i semi-dei della mitologia classica avessero tutti il sangue RH- e che poi, nel corso dei millenni, incrociandosi con esseri umani RH+ si sia perduto l'elemento divino del nostro DNA?
Le abductions potrebbero assumere un altra chiave di lettura, e avere l’obiettivo di studio da parte dei grigi della nostra biologia e della nostra genetica per creare loro volta una razza ibrida grigio-umana che permetta loro di acquisire quei vantaggi potenzialmente presenti nel nostro DNA per scopi a noi sconosciuti, ma che potrebbero essere ostili e che noi per un motivo o per un altro non siamo più oggi in grado di attivare, realizzando noi stessi quell’ulteriore salto evolutivo in Sapiens Sapiens Sapiens, o neoticus se preferite che ci consentirebbe di ritornare all’antica età dell’oro.
Se l’ipotesi sulle abductions rimane una mia personale ipotesi e intuizione è invece assolutamente reale che più la scienza scopre cose nuove, più queste nuove scoperte suffragano la tesi da me condivisa di manipolazioni genetiche in un lontano passato. 
Una possibile conclusione reale di queste ricerche è allora che il DNA alieno non sia per sua natura caratterizzato da sequenze genetiche specifiche determinanti la presenza di fattore RH nel sangue (RH-).
Il DNA dell'homo erectus (soggetto ibridabile) è invece caratterizzato da sequenze genetiche determinanti la presenza di fattore RH nel sangue così come molti altri primati (RH+) 
Provvedendo a manipolazioni genetiche sull'homo erectus vengono effettuate una serie di delezioni del genoma dell'homo erectus, tra cui anche quella sull'RH al fine di predisporlo sulla base di quello alieno e potere così procedere all'ibridazione genetica che produce i primi sapiens.
Ibridi che come tutti gli ibridi non possono procreare. E' solo successivamente che viene fornita loro la capacità di procreare da parte di una fazione di Anunnaki ben precisa, gli Enkiliti, in ciò che la Bibbia descrive come peccato originale e conseguente cacciata dall’Eden. 
Così facendo i sapiens, potendosi incrociare con i loro parenti più prossimi, reintroducono nel patrimonio genetico umano il fattore RH+ e altri elementi genetici dominanti su quelli alieni, abbiamo visto recessivi, che determinano la perdita di alcune caratteristiche 'divine' come la longevità, la capacità di connessione con la propria area spiriutale-animica oltre che la capacità di interagire con le energie della natura di matrice alchemica – tutte conoscenze invece note ai semi-dei probabilmente governatori di Atlantide e delle sue colonie disseminate sul pianeta.
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