martedì 17 gennaio 2017

IL RAPPORTO DELLA CIA SUL RAFFREDDAMENTO GLOBALE DEL 1974

Oggi si sente parlare molto del riscaldamento globale e dei suoi pericoli ma a quanto pare un tempo non così lontano anche il raffreddamento globale sembrava essere una preoccupazione per molti.
Risultano interessante e curioso a tal proposito questi due ‘articoli datati’ del ricercatore e ingegnere nonché appassionato di metereologia Maurizio Morabito, il quale aveva scoperto un rapporto della CIA sul raffreddamento globale e invita negli articoli a riflettere sulle esagerazioni e allarmismi che a volte si fanno anche in quest’ambito.
Insomma, bisogna senza dubbio preoccuparsi del riscaldamento globale e cercare di combattere i suoi danni senza tuttavia farsi prendere troppo dal catastrofismo e provando anche a dubitare quando c’è da dubitare su questo tema.
Di seguito i due articoli.
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Esclusiva Mondiale: Il Rapporto CIA del 1974 Che Dimostra La Vacuita’ delle Paure Climatiche (E Non Solo)
Di Maurizio Morabito
(Ho recentemente scoperto in biblioteca a Londra un eccezionale documento della CIA, dimenticato per 35 anni, sul consenso scientifico intorno al raffreddamento globale negli anni ’70. Data l’importanza, versioni dell’articolo qui sotto sono state pubblicate lo scorso 3 dicembre in esclusiva mondiale a pagina XIII del settimanale britannico The Spectator (UK) a firma miasulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido Guidi)
Un rapporto della CIA vecchio di 35 anni sul raffreddamento globale rivela che il consenso scientifico e le paure del clima non ci hanno mai veramente lasciati …stranamente, quale che fosse e sia la tendenza delle temperature!”
Il documento può essere del 1974, ma lo scenario e’ stranamente familiare: un importante rapporto governativo avverte che il cambiamento climatico porterà ad alluvioni e carestie. “Climatologi di chiara fama” parlano di un “pernicioso cambiamento climatico globale”, che minaccia “la stabilità della maggior parte degli Stati “. Ma questo documento – mai reso pubblico prima d’ora – è stato scritto per rispondere al raffreddamento globale, non al riscaldamento (e sì, si parla anche dell’esistenza di un “consenso” tra gli scienziati!).
Il rapporto della CIA intitolato Uno Studio della Ricerca Climatologica per quanto Riguarda i Problemi dell’Iintelligence, scritto nel marzo del 1974 per aiutare la “pianificazione interna” potrebbe tutto solo spiegare la diffusa sensazione di deja-vu riguardo i cambiamenti climatici e giustificare i ricordi delle discussioni scientifiche della metà degli anni ‘70 circa il raffreddamento globale. Anzi, con il senno di poi, un po’ fa anche ridere e imbarazza il lettore, visto che le due fraseologie, di ieri sul raffreddamento e di oggi sul riscaldamento, sono praticamente identiche.
Quasi come se le paure climatiche fossero fatte con lo stesso stampino, la “nuova era climatica” era descritta nel 1974 come foriera di carestie, morti per fame, ondate di rifugiati, inondazioni, siccità, fallimenti delle coltivazioni e dei
monsoni, con ogni genere di fenomeni meteorologici in una mescolanza di catastrofi attuali e future e con la solita sottovalutazione dei possibili benefici, solo accennati. E accanto al Sahara che si doveva espandere, ecco il consueto riferimento alle riserve mondiali di cereali inferiori ad un mese e alle civiltà passate distrutte da “maggiori e minori” episodi di raffreddamento (le civilta’ dell’Indo, gli Ittiti, i Micenei, e l’Impero del Mali, se qualcuno lo volesse sapere).
Secondo la CIA, nel 1974 i modelli climatici erano in fase di perfezionamento (come sempre) e il bilancio energetico dell’atmosfera perfettamente spiegabile (incredibilmente, senza un solo riferimento ai gas serra). L’intervento governativo (ovviamente) aveva riunito famosi scienziati fino ad allora vittime di “scontri di personalità” (ma va’), e aiutato a stabilire un “consenso scientifico” (interdisciplinare, naturalmente) riguardo un “cambiamento climatico globale”, delle vaghe minacce (come no) a proposito di “una maggiore variabilità” nel clima, gravi problemi economici in tutto il mondo (difficile da indovinare, vero?), e una serie di proposte circa la creazione di nuove agenzie governative (chi l’avrebbe mai detto).
Quello è esattamente il consenso di cui si parlava all’epoca nelle pagine di Newsweek e del New York Times. Come mai un tale documento è allora stato fin’ora tralasciato? Perchè alcuni si sono sforzati per anni per definire “un mito” il
concetto stesso di consenso sul “raffreddamento globale”, come ad esempio in un noto articolo di Thomas C. Peterson, William M. Connolley, e John Fleck pubblicato dalla American Meteorological Society nel mese di settembre 2008?
Forse è facile non notare ciò che non si sta cercando (si può trovare menzione di un consenso sul raffreddamento globale almeno dal lontano 1961). La Scienza poi, nel 1974, non era fatta da gruppi intergovernativi di esperti. Infine, i documenti come questo della CIA che appaiono sul web solo nel titolo possono essere dichiarati a tutti gli effetti perduti nelle raccolte di microfiches delle biblioteche di tutto il mondo (in questo caso, della British Library).
Ipotizzando liberamente, il più probabile motivo che può aver spinto la CIA a produrre quel documento è stata la perdita di “una parte significativa” del raccolto invernale di grano dell’URSS nel 1972, con le conseguenze del caso sulla “politica degli approvvigionamenti” nella consapevolezza di non avere seri “strumenti di analisi”. Da qui la richiesta agli scienziati di rispondere (all’unanimità) a chi si occupa di leggi e regolamenti, un’altra caratteristica che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente invariata. Vuol forse dire che ci sono climatologi modaioli in giro, pronti a fare di ogni tendenza una previsione?
ECCO COME HO SCOPERTO IL RAPPORTO DELLA CIA
Certo non avevo modo di immaginare come sarebbe andata a finire, quella mattina di un sabato estivo quando per curiosità ho cercato vecchi articoli di carattere meteorologico nel sito del Washington Post. E cosa mi è apparso? Un pezzo del 1976 a firma Jonathan Powers, riguardo, diremmo oggi, “Il deterioramento del meteo mondiale”.
Purtroppo il testo integrale era nascosto, disponibile solo a pagamento, ma nelle due righe iniziali visibili si parlava di un rapporto CIA di due anni prima, che a dire del giornalista suonava come un documento del Club di Roma.
Il Club di Roma? La fine del mondo, più o meno? E che strano, mi sono detto, in tutto l’annoso dibattito riguardo il concetto e il consenso sul raffreddamento globale negli anni ’70, mai una volta avevo letto della CIA. Eppure un trio di un certo peso, Peterson, Connolley e Fleck, avevano perso un mucchio di tempo per pubblicare nell’ottobre 2008 su una prestigiosa rivista dell’American Meteorological Society un lungo e dotto articolo per dire che il consenso scientifico sul global cooling non c’era mai stato, negli anni ’70. Dimenticando, ahimè, di guardare quel rapporto della CIA.
Con la curiosità in continuo aumento mi sono dunque recato in biblioteca, per scoprire che il rapporto CIA “Uno studio della ricerca climatologica in considerazione dei problemi di intelligence” era disponibile, bastava aspettare un paio di giorni per averlo dalla British Library. Tutto facile? Non esattamente: quella che è arrivata è una microfiche, un oggetto fragile e antidiluviano per leggere il quale ho dovuto fare il giro di tre biblioteche nel centro di Londra. Non vi dico poi come è stato difficile stamparne il contenuto su carta, con apparecchiature degne di HG Wells o Flash Gordon e particolarmente pronte a smettere di funzionare.
Eccomi allora con quelle 36 pagine, e subito sono stato colpito dal contenuto. Sembravano una parodia, una presa in giro, uno scherzo fatto da qualche “negazionista climatico” che si era divertito a prendere un documento IPCC qualunque e sosituire (è facile, oggi, con Microsoft Word) ogni riferimento “global warming” con “global cooling”.
Cosa dicevano gli spioni USA nel 1974 infatti? Arriverà il freddo: e con quello, siccita’, alluvioni, meteo impazzita, fame, problemi economici anche nelle nazioni più ricche, rischi di instabilità, l’Africa starà peggio, il Sahara si espanderà, e così via in una vera litania di catastrofi presenti e future, tutto o quasi preso dalla Bibbia, a parte la pioggia di rane (sono sicuro che qualcuno ci stava, e ci sta lavorando).
I modelli climatici? Sono presentati come il futuro della climatologia, e se avremo pazienza, in pochi anni saranno in grado di prevedere il clima che verrà (non l’abbiamo già sentita, questa?).
Consiglio a tutti la lettura di quel rapporto (in inglese, a questo link, incluso (comica finale?) una conferenza a San Diego che stabilisce un consenso scientifico sul raffreddamento globale. Wow!
Alla fine, ho deciso di affidare la “notizia” alla carta stampata (il settimanale The Spectator nel Regno Unito, e il quotidiano Il Foglio in Italia, co-ordinati per un lancio in esclusiva mondiale il 3 dicembre 2009). Più naturalmente il mio blog in inglese, la stessa mattina.
E’ possibile prendere ancora sul serio la climatologia, dopo aver letto quel rapporto? Sì: perché è evidente che il problema non è nella Scienza, ma nel modo in cui troppi scienziati e troppi politici riescono a trovare punti in comune per esagerare gli uni le dichiarazioni degli altri, in un parossismo che poco ha a che fare con la ricerca di migliorare le nostre conoscenze, o il desiderio di occuparci del nostro ambiente, e molto invece con il desiderio di “convincere” i cittadini a fare quello che politici (e scienziati) vogliono che loro facciano.
Rendiamocene conto: le paure climatiche sono le stesse oggi di trentacinque anni fa perché, anche se la Scienza è cambiata, anche se le letture termometriche sono cambiate, anche se i modelli sono cambiati, anche se la politica stessa è cambiata, alla fine quella che non è cambiata è la natura umana, con tutte le sue paure.
Ai catastrofisti del clima possiamo dunque solo rispondere: basta con i soliti terrori, basta con le bambinate, quello che ci occorre è diventare adulti, maturi nel senso di capaci di prenderci cura dell’ambiente per quello che è, e non come ricettacolo dei nostri terrori. Altrimenti, come nella recentissima parodia sul riscaldamento globale (quella sì, scritta per far ridere, da un irlandese), fra trentacinque anni ci troveremo a discutere di… Rallentamento Globale!!!
Come, non lo sapete? Il rallentamento globale è causato dalle importazioni di merci dall’Oriente…. (sottofondo: musica da film dell’orrore).
Fonte tratta dal sito .

lunedì 16 gennaio 2017

Bauman: addio umanità, schiavizzata da un’élite di parassiti

«Le opere di Bauman, che, per quanto fortunate editorialmente, sono state cibo per pochi, purtroppo, sono un tesoro cui attingere per comprendere le ingiustizie del tempo presente, denunciarle, e se possibile, combatterle». Così Angelo d’Orsi ricorda su “Micromega”, all’indomani della sua scomparsa, il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman, massone progressista e celebrato teorico della “società liquida”: «Il messaggio che ci affida è appunto di non smettere di scavare sotto la superficie luccicante del “mondo globale”, come ce lo raccontano media e intellettuali mainstream, che non solo hanno rinunciato al ruolo di “legislatori”, trasformandosi compiutamente in meri “interpreti”, ossia tecnici, ma sono diventati laudatores dei potenti». Nato a Poznan nel 1925, Bauman aveva attraversato il “tempo di ferro e di fuoco” dell’Europa fra le due guerre, «tra nazismo, stalinismo, cattolicesimo oltranzista, antisemitismo». Di origine ebraica, «si era allontanato dalla sua terra, per sottrarsi proprio a una delle tante ondate di furore antiebraico, che da sempre la animano». Era stato comunista militante, poi allontanatosi dal marxismo canonico, fino alla “scoperta” di un grande italiano, Antonio Gramsci, «che lo aveva aiutato a leggere il mondo con occhi nuovi», rispetto alla vulgata marxista-leninista e alle scienze sociali angloamericane.
Bauman aveva studiato sociologia a Varsavia, con maestri come Stanislaw Ossowski, prima di trasferirsi in Israele, all’università di Tel Aviv, e quindi a Leeds, in Inghilterra dove insegnò per decenni. «Sarebbe però riduttivo definirlo sociologo Zygmunt Bauman– scrive d’Orsi – sia per il tipo di sociologia da lui professata e praticata, poco accademica e nient’affatto canonica, sia per la vastità dello sguardo, la larghezza degli interessi, la molteplicità degli approcci». Filosofo, politologo, storico del tempo presente: uno studioso prolifico, autore di una cinquantina di opere, preziose per «l’osservazione critica della contemporaneità». Bauman si era occupato «in modo nient’affatto banale dell’Olocausto, messo in relazione alla modernità», in qualche modo riprendendo spunti di Max Horkheimer e Theodor Adorno, «puntando il dito contro l’ingegneria sociale e il predominio della tecnica (in questo vicino a Jürgen Habermas), che uccide la morale, contro l’elefantiasi burocratica che schiaccia gli individui senza aumentare l’efficienza del sistema sociale». In più, aggiunge d’Orsi, Bauman «aveva studiato la trasformazione degli intellettuali, passati da figure elevate, capaci di dettare l’agenda politica ai governanti, a meri tecnici amministratori del presente, al servizio del sistema». In altre parole: la degenerazione progressiva del potere.
Fra i tanti meriti di questo pensatore, Angelo d’Orsi segnala «la sua capacità di descrivere gli esiti della forsennata corsa senza meta della società post-moderna, attraverso un’acutissima analisi del nostro mondo», in cui «la globalizzazione delle ricchezze ha oscurato quella ben più mastodontica, gravissima, delle povertà». Studiando “le conseguenze sulle persone”, ridotte a “scarti”, «residui superflui che vanno conservati soltanto fin tanto che possono esser consumatori», Bauman ha svelato «il volto cupo e tragico dell’ultra-capitalismo, feroce espressione di creazione e gestione della disuguaglianza tra gli individui, dove all’arricchimento smodato dei pochi ha corrisposto il rapido, crescente impoverimento dei molti». Quell’uomo, continua d’Orsi, «ci ha aiutato a guardare dietro lo specchio ammiccante del post-moderno, sotto la vernice lucente dell’asserito arricchimento generalizzato e universale, dietro lo slogan della “fine della storia”, ossia della proclamata nuova Luciano Gallinogenerale armonia tra Stati e gruppi sociali», oltre alla quale «era apparso l’altro volto della globalizzazione, ossia una terribile guerra dei ricchi ai poveri, ennesima manifestazione della lotta di classe dall’alto».
Ha guardato, Bauman, alle “Vite di scarto” (altra sua opera), generate incessantemente «dall’infernale “megamacchina” del “finanzcapitalismo”», scrive sempre d’Orsi, citando un’espressione di un altro grande scomparso, Luciano Gallino. Il nuovo, grande problema denunciato da Bauman è il “capitalismo parassitario”: «Quella che chiamava “omogeneizzazione” forzosa delle persone (un concetto che richiama la pasoliniana “omologazione”), era l’altro volto della società anomica, che distrugge legami, elimina connessioni, scioglie il senso stesso della convivenza». Volumi, saggi, articoli, conferenze: «E’ come se quest’uomo mite e affabile avesse voluto tendere una mano a tutti coloro che dal processo di mostruosa produzione di denaro attraverso denaro, erano esclusi; quasi a voler “salvare”, con le sue parole, gli schiacciati dai potentati economici, a voler dar voce a quanti, in una “Società sotto assedio” (ancora un suo titolo), dominata dalla paura, dal rancore, dall’ostilità, vedevano e vedono le proprie vite disintegrate».
I “Danni collaterali”, elencati in uno dei suoi ultimi libri, «sono in realtà l’essenza di questa società, che egli ha definito, felicemente, “liquida”, con una trovata che è poi divenuta formula, ripetuta, un po’ stucchevolmente, negli ultimi anni, applicata a tutti gli ambiti del vivere in comune», scrive ancora Angelo d’Orsi, nel suo intervento su “Micromega”. «Liquida è questa nostra società, che ha perso il senso della comunità, priva di collanti al di là del profitto e del consumo: una società il cui imperativo, posto in essere dai ricchi contro i poveri, dai potenti contro gli umili, è ridotto alla triade “Produci/Consuma/Crepa”». Di conseguenza, diventano tristemente “liquidi” anche «i rapporti umani», così come la cultura. In altre parole: «Liquido tutto il nostro mondo, che sta crollando mentre noi fingiamo di non accorgercene».
Fonte tratta dal sito .

domenica 15 gennaio 2017

Le Frequenze Vibrazionali Umane, la Radiestesia, le Malattie e le Piramidi ...




«Ti avverto, chiunque tu sia.

O tu che desideri sondare gli arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi,
non potrai trovarlo nemmeno fuori.
Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi
di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto il Tesoro degli Dei.
O Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei».

Avvertenza scolpita sul frontone del tempio dedicato ad Apollo a Delfi

Molto interessante questo punto di vista, non sono un esperto di piramidi ma per quanto riguarda le frequenze vibrazionali non fa 
altro che confermare la legge causa effetto, una delle sette leggi universali, che è il fondamento 
della filosofia buddista ed anche di altri tipi di filosofia, quando da più parti con percorsi assolutamente diversi si arriva alle medesime conclusioni a mio parere è una certezza di verità, essendoci poi arrivato da solo non posso che esserne certo, è poi stato solo un susseguirsi di conferme, certo non è un campo dove si improvvisa, sono vite prima e decenni poi di ricerche.
A ben leggere fornisce tutta una serie di risposte ...

Le piramidi poi non è certo un caso che le abbiamo piazzate in tutto il mondo e con un uso sacro il più delle volte, certo non poteva essere una moda ai tempi, le comunicazioni erano quelle che erano..
Come per quasi tutto toccherebbe fare una profonda pulizia, sbarazzarci dei malloppi pesantissimi appioppatici dal cosiddetto "progresso" che in realtà è un profondo "regresso" per l'interesse di alcuni e riappropriarci dei saperi antichi, è necessario un repentino cambio di paradigma, abbiamo trasformato il paradiso terrestre, l'"Eden" in un inferno mondialista, perchè se non fai nulla e lasci fare sei colpevole se non come anzi più di chi lo fa.

Ho inteso benissimo il perchè non si può avere la pappa pronta e bisogna sempre ripartire da zero e arrivarci da soli ma altra cosa è che qualcun altro decida per noi, per altro male, malissimo e siamo poi noi a permetterlo ...

La Russia sta diventando interessante per tutta una serie di motivi, probabilmente essendo stata invasa, devastata  e sottomessa aveva tutta una serie di risorse sopite e latenti, certo non era la sua miglior espressione la dittatura ..

La radiestesia e le piramidi: sono un classico. Non a caso la radionica include gli studi sulle piramidi.
Igor Mikerin è un ingegnere che era partito dagli studi radiestesici per approdare allo studio delle piramidi e delle loro proprietà. Tutte le sue ricerche sono basate sulle misurazioni radiestesiche e sull’attivazione di una visione intuitiva. 
Riportiamo una sua intervista ad una rivista web russa tradotta da Olga Samarina :

E’ importante che la piramide sia regolare ?


“Le caratteristiche di una piramide dipendono dalle sue dimensioni, dagli spigoli. Tra l’altro, solo due spigoli della piramide “funzionano”. Una piramide ha due posizioni di lavoro


  1. Neutralizza. La neutralizzazione serve per indebolire/neutralizzare gli effetti delle reti di Hartmann e Curry, le spaccature del terreno ed altro.
  2. Genera l’energia.

Molto dipende da come è orientata rispetto ai punti cardinali. Se orientiamo gli spigoli nella direzione Nord-Sud, la piramide avrà una posizione neutralizzante, se la giriamo a 45° e orientiamo un lato a Nord-Sud, diventerà un generatore di alte frequenze.Man mano che la giriamo a 45°, la sua capacità di neutralizzare si indebolirà e quella di generare si rafforzerà, e viceversa.
Quando vidi per la prima volta una piramide di Alexander Golod ad Alushta, mi stupii vedendo che i lati non erano orientati ai punti cardinali.Poi capii che Golod non voleva che fosse troppo potente, la sua piramide è già potente grazie alle sue dimensioni e le proporzioni in sezione aurea; se fosse anche orientata, potrebbe addirittura nuocere.Essendo un ricercatore, so cosa vuol dire essere sottoposti all’irradiazione eccessiva. Anche la mia famiglia ne sa qualcosa: quando misi a casa una potente piramide, inziammo tutti a litigare. Sorge uno stato simile alla sbornia mischiata con i sintomi da alta pressione...Una mia collega che abita al pian terreno mise a casa una piramide aperta (una carcassa) con una base 2x2 m.All’epoca io avevo poca esperienza, pensavo di mettergliela sopra il letto, e meno male che non ci riuscii...intanto alla signora bussavano tutti i vicini, dal secondo e fino all’ultimo piano, si lamentavano dell’insonnia.
La piramide può essere così negativa ?
“Si trattava di una dose eccessiva. Le piramidi vanno usate in maniera personale, la dose va stabilita con il pendolo per ogni persona concreta. Per esempio: all’inizio io dovevo stare sotto la piramide 2 volte al giorno per 10 minuti. Ma in realtà stetti 15 minuti, con un intervallo non di dodici ma di sei ore... e poi non dormii tutta la notte; si trattava di una piramide molto potente.D’altra parte, ne feci diversi, di sovradosaggi. Ed iniziai a pensare in modo diverso, il cervello funzionava meglio, e forse questo è il risultato anche dei miei “errori” e della mia insonnia.
Come lo spiega ?
“ Si ripulisce da una parte delle vibrazioni dalle basse frequenze, cresce l’energia; migliorano le caratteristiche dei corpi sottili”.
Una piramide funziona solo quando sei dentro oppure influenza anche lo spazio circostante ?
“Influenza anche lo spazio.
Se orientata in maniera corretta ai punti cardinali, la piramide produce due tipi di energia: a forma di una sfera e a forma di raggio. La formazione energetica sferoidale è situata ad un terzo dalla base (è il punto della frequenza con la massima ampiezza); la sfera è divisa in due semisfere, ognuna di forma toroidale di forma irregolare, che può girare e rovesciarsi.
La frequenza dei movimenti di questi toroidi rappresenta la frequenza della piramide. Il punto situato a due terzi dalla base è il punto dove inizia a formarsi il raggio della piramide. Entrambi i punti sono identici come frequenza ed ampiezza. Il raggio che va da questo punto alla cima della piramide possiede l’energia, ampiezza e diametro regolare; il raggio che esce dalla cima di una piramide regolare possiede una dispersione fino a 1°30’, dipende dalla costruzione.
Gli abitanti di quel palazzo di 5 piani avevano sperimentato l’azione di quel raggio. Ma è una cosa temporanea, poi ti abitui, ti adatti. E dopo, aumenteranno le tue vibrazioni. Funziona anche una piramidina piccola, se messa bene.
La frequenza di persona è un valore che integra le frequenze dei corpi sottili e di ogni componente del corpo fisico. La frequenza diminuisce a causa delle emozioni negative, dei pensieri negativi e delle azioni dannose. Se hai delle frequenze basse, la piramide di darà fastidio (avrai l’insonnia o un sonno ipnotico, fuori controllo). Ma dopo alcune sedute dentro la piramide ti senti diversamente, perché lei ti alzerà le vibrazioni. Una piramide può correggere l’incoordinazione dei chakra. Una cosa curiosa, un chakra spostato; a volte è talmente spostato che esce fuori dal corpo. Uno può cercare di rafforzare i chakra quanto vuole, ma se c’è un’incoordinazione, è tutto inutile.”
Perché questo succede ?
“Di solito si tratta dei traumi, delle fermate improvvise, degli incidenti. Se la velocità con la quale si muove una persona non supera 6 m/sec, un incidente non sposterà i chakra, se la velocità è maggiore, il chakra può spostarsi e non tornare più al suo posto”.
Lei ha detto di essere favorevole ai sovradosaggi; si spieghi meglio.
“Io devo sapere come si sentono i sovradosaggi, devo sentili di persona. Non escludo che i sovradosaggi eliminino i blocchi delle possibilità umane”.
Se si mette una piramide nel giardino, o nell’orto, come influenzerà la terra, le piante, gli abitanti del posto ?
“ Per ogni pianta e anche per ogni periodo del suo sviluppo serve una posizione individuale, come serve pure per una persona. Una piramide potente non può andare bene per tutti. Ma questo problema si risolve facilmente con la radiestesia”.
Le proporzioni della piramide hanno un’importanza ? Per esempio, la piramide di Golod è molto diversa da quelle egizie.
“Le proporzioni della piramide si definiscono con il pendolo per ogni latitudine.Più siamo vicini all’equatore, meno slanciata deve essere anche la piramide.Golod da tempo usa questo fattore, le sue piramidi sono alte perché sono collocate nelle terre più vicini alle latitudini nordiche. Quanto all’angolazione della piramide, nella letteratura c’è una confusione, si parla dell’inclinazione dello spigolo al piano della base, e dell’angolazione del lato (apothema) rispetto al piano della base. Sono due angoli diversi; io ottengo una proporzione voluta diversamente; esistono due misure principali; lo spigolo e il lato della base, durante il montaggio otterrai lo stesso la stessa variante. Calcoliamo, costruiamo, cerchiamo i “dosaggi" per adattare un concreto organismo alla concreta piramide, e alziamo la frequenza della persona”.
Vuol dire che una piramide, alzando la frequenza umana, può far diventare una persona più sana ?

“Si, una piramide serve prima di tutto per la profilassi. Sono convinto che le piramidi prolunghino la vita. Aumentano le frequenze dei corpi sottili, corpi energetici, le frequenze di tutti i sistemi fisiologici, dei tessuti, delle cellule, del DNA, il processo si avvia...Secondo la dottoressa Clarke, la frequenza dell’uomo è circa 1,5 MHz. Ma secondo i miei studi, questo valore si riscontra raramente; la maggioranza delle persone vibra sulle frequenze fino 0,8 mHz, e anche più basse.
A proposito, nelle carceri è frequente la tubercolosi; alcuni detenuti si fanno contagiare apposta per approfittare del regime meno rigido, e vivere presso l’ospedale carcerario. Ma alcuni non si ammalano mai, anche mangiando insieme ai malati dallo stesso piatto. La frequenza del portatore della tubercolosi è di circa 0,4 mHz, e quando hai questa frequenza o superiore a questa, non ti ammalerai. E se arrivi a 1,2 mHz, non prenderai nemmeno l’influenza in mezzo a tutto il mondo che starnuta.
Quindi, coloro che hanno le basse difese immunitarie, hanno le frequenze basse ?
“Non proprio così. Anche con le difese basse si può avere una frequenza alta, e al contrario. L’immunità è una difesa dai germi patogeni, l'alta frequenza è un mezzo d’attacco. L’immunità si alza con gli esercizi fisici, con una vita salutare, ma non con l’aiuto dei pensieri e della coscienza che sono le leve per aumentare la frequenza. Un assassino, per esempio, può avere le difese immunitarie altissime, ma non può avere le frequenze alte; ovvero, tramite l’uso della piramide potrebbe anche avere dei risultati, ma i valori caleranno rapidamente”.
Ci sono delle malattie che la piramide non può affrontare ?
“Non è una panacea. Non può fermare i processi cronici molto avanzati, ma alzando le frequenze fa morire gradualmente i germi, che smettono di moltiplicarsi. Migliora la riparazione dei tessuti, acuisce l’intuito ...
Quanto sono importanti le proprietà neutralizzanti delle piramidi ?
“Si crede che le reti di Hatrmann e Curry siano nocive per la salute, soprattutto se dormiamo sopra i loro incroci. Ecco, le piramidi possono neutralizzare i pericoli. Ma è un paradosso: se queste strutture provocano davvero delle malattie, la percentuale delle malattie a causa di ciò sarebbe altissima, perché la griglia è molto fitta e copre molti letti e molti posti di lavoro. Ma questo non succede. Perché?
E’ come nel caso della tubercolosi in carcere; ci sono persone che vibrano su valori alti, a loro le reti non nuocciono. Anzi, possono aiutare. E’ utile neutralizzare la loro influenza, per esempio, nei periodi post operatori. E per il resto, dobbiamo mirare ad alzare le vibrazioni, fino a 1 – 1,4 mHz. E allora tutte le geopatie ci saranno solo utili.
Per esempio: i ricercatori di un istituto di ricerca (della città di Ufa) hanno inventato un interessante strumento: l’indicatore delle anomalie geomagnetiche. Ho visto i risultati delle indagini in un appartamento sul loro sito, le zone “negative” coprono circa 2/3 della superficie!
E’ irrieale, cercare di scegliere un punto “positivo” per mettere il letto. Perché non ci sono solo le linee di Hartmann-Curry, esistono anche le reti di Witman, Goncharov-Makarov-Morozov, le reti di Becker-Hagens, le faglie; in totale, i tipi delle geopatie sono più di 15, e non è possibile evitarle tutte. Non resta che usarle per il proprio bene, se hai le frequenze alte”.
Supponiamo di aver raggiunto questo obiettivo. Ma la frequenza può abbassarsi in seguito ? Come mantenerla ? 
E semplice ed è difficile, è possibile ed è impossibile. La frequenza dipende dai pensieri, dalle emozioni, dalle azioni. Le emozioni negative si trasformano in stati di coscienza alterati stabili. Senza lavorare su di se, non ce la fai.
Qualche parola sulle frequenze umane concrete.

  • 0,8 mHz è la frequenza quando le reti e le linee terrestri smettono di nuocere all’uomo.
  • 1 mHz : le reti e le griglie iniziano ad agire positivamente sull’uomo.
  • 1,2 mHz: i virus non possono farci niente.
  • 1,4 – 2,4 mHz: una frequenza umana ottima.
  • 2,4 – 3,4 mHz: una frequenza umana ideale.

Le misure di sicurezza: con le piramidi, occorre alzare le frequenza gradualmente, altrimenti sorge uno stato di scompenso e persino potrebbero affiorare delle malattie dormienti.
E, per concludere, un fatto: ci sono delle persone che hanno lavorato nel cuore della centrale di Chernobyl, e sono vive, stanno bene. Alcuni di loro vivono ancora nella zona vietata, non hanno avuto alcun danno e non stanno per morire. Come mai? Forse, le loro vibrazioni sono alte. Non è da escludere.
Fonte tratta dal sito  .

sabato 14 gennaio 2017

Il “nuovo” documento della CIA sulla morte di John Kennedy

L’allora direttore della CIA decise di non dire tutto ciò che sapeva alla commissione che si occupò della morte di Kennedy, per non distoglierla dalla “miglior verità”.

John McCone, morto nel 1991 a 89 anni, è stato il direttore della CIA – l’agenzia di spionaggio statunitense – dal novembre 1961 all’aprile 1965. McCone era dunque direttore della CIA il 22 novembre 1963, il giorno in cui a Dallas fu assassinato John Fitzgerald Kennedy, il 35esimo presidente degli Stati Uniti. Un recente articolo di Politico – scritto da Philip Shenon – spiega che nei mesi dopo la morte di Kennedy, McCone ostacolò di proposito le indagini che avevano lo scopo di capire se l’assassino di Kennedy – Lee Harvey Oswald – aveva agito eseguendo gli ordini di qualcuno o se era invece un “lupo solitario”, uno squilibrato. Oswald – che fu arrestato e si dichiarò sempre innocente – morì due giorni dopo Kennedy: lo uccise Jack Ruby, il proprietario di un locale di spogliarelli di Dallas, che gli sparò e disse di averlo fatto per vendicare Kennedy (alimentando però innumerevoli teorie del complotto, basate sul fatto che qualcuno voleva evitare che Oswald “parlasse”)
John McCone, nel 1968
L’articolo di Politico si basa su un’importante fonte: un lungo report interno alla CIA, scritto nel 2013 da David Robarge e reso pubblico – seppur con alcune importanti omissioni – pochi mesi fa. In quel report Robarge ha scritto che “le testimonianze di McCone non furono né sincere né precise” e che con le sue volute omissioni McCone impedì di valutare con le necessarie informazioni tutte le possibili ipotesi sulle ragioni dell’assassinio di Kennedy. Le nuove informazioni su McCone offrono elementi per pensare – al di là di una semplice teoria del complotto – che nell’assassinio di Kennedy possano aver avuto un ruolo la mafia statunitense, oppure l’Unione Sovietica e la Cuba di Fidel Castro, e che la CIA decise di non farlo sapere al governo e ai cittadini degli Stati Uniti.
McCone restò a capo della CIA nei primi anni di presidenza di Lyndon B. Johnson, il vicepresidente di Kennedy che dopo la sua morte ne prese il posto. Tra le prime cose che Johnson fece da presidente degli Stati Uniti ci fu la creazione della commissione Warren, una commissione d’inchiesta sulla morte di Kennedy, presieduta dall’allora giudice della corte suprema Earl Warren, da cui prese il nome. Nel suo rapporto finale di 888 pagine, presentato quasi un anno dopo la morte di Kennedy, la commissione Warren disse che, secondo le informazioni in suo possesso, Oswald aveva agito da solo e non c’era nessuna prova di una cospirazione – interna agli Stati Uniti o decisa da stati esteri – per uccidere Kennedy. Secondo Robarge, McCone agì in buona fede, e scelse di non dire certe cose per far sì che la commissione Warren rimanesse concentrata su quella che la CIA riteneva essere la “best truth“, la migliore verità.
Tra i commissari che Johnson scelse per la commissione Warren – il cui nome ufficiale fu “The President’s Commission on the Assassination of President Kennedy” – c’era anche Allen Dulles, che era stato direttore della CIA prima di McCone. Dulles fu rimosso dal suo ruolo proprio da Kennedy, deluso da come nell’aprile 1961 la CIA aveva gestito la fallimentare invasione della baia dei Porci, a Cuba. McCone fu quindi scelto da Kennedy per rimettere in sesto la CIA e per gestire in modo diverso e migliore le operazioni di intelligence nei confronti di Cuba. Shenon scrive che «la più importante informazione che McCone non rivelò alla commissione Warren era quella che riguardava l’esistenza da molti anni di diversi piani per uccidere Castro». In sintesi: non sapendo che la CIA stava cercando di uccidere Castro e che per farlo aveva avuto rapporti con la mafia statunitense (lo si scoprirà negli anni Settanta), la commissione Warren non pensò mai di esplorare la possibilità che Oswald – che si dichiarava marxista, era stato in Unione Sovietica e aveva cercato di trasferirsi a Cuba – potesse essere stato l’esecutore di un ordine di “vendetta” di Castro.
Secondo Robarge l’assistenza che McCone fornì alla commissione Warren fu “passiva, di reazione e selettiva”: nelle molte occasioni in cui fu interrogato, McCone rispose in modo sintetico alle domande che gli venivano fatte, scegliendo quali informazioni comunicare e decidendo di ometterne completamente alcune. Secondo Robarge, McCone fece tutto questo perché era profondamente convinto che – nonostante i suoi legami con Cuba, di cui la CIA era a conoscenza – Oswald avesse agito da solo, senza eseguire nessun ordine dall’alto (o dall’estero). McCone pensava quindi che le informazioni su Cuba avrebbero inutilmente reso più complessa e ingarbugliata l’indagine della commissione, portandola fuori rotta. Il report di Robarge cita anche un importante funzionario della CIA che riferì di aver sentito McCone dire che lui intendeva “occuparsi da solo e in modo diretto delle faccende della commissione Warren”.

La prima pagina del report della CIA
Il report di Robarge spiega però che ci sono anche le prove del fatto che la CIA avesse letto segretamente le lettere inviate e ricevute da Oswald dopo che nel 1959 era stato in Unione Sovietica. In quegli anni la CIA spiava molte lettere di soggetti ritenuti pericolosi o implicati con il comunismo, e Oswald era uno di loro. È possibile, seppur poco credibile, che il capo della CIA non fosse a conoscenza del fatto che la CIA leggeva quelle lettere (e quindi quelle di Oswald). È più probabile invece che McCone non fu esplicito con la commissione Warren perché, scrive il report, voleva proteggere un’operazione molto segreta, che se fosse divenuta pubblica avrebbe creato molti problemi alla CIA.
Robarge suggerisce anche che le omissioni di McCone trovarono un importante aiuto in Dulles, suo predecessore e membro della commissione Warren: non è chiaro se Dulles sapesse dei piani per assassinare Castro, che furono probabilmente ideati dopo che lui fu sostituito, e si può credere che Dulles non sapesse quasi nulla sulla CIA e su Oswald. «McCone non sembrava avere nessun esplicito o chiaro accordo con Dulles», ha scritto Robarge: «ciononostante McCone poteva stare certo che il suo predecessore sarebbe stato attento a non compromettere la CIA e a tenere la commissione Warren lontana da pericolose linee investigative».
È facile credere che un ex direttore della CIA, un’agenzia di spionaggio, tenda a non rivelare tutto ciò che sa, scrive Politico. Viene quindi da chiedersi perché in una commissione d’inchiesta di quel tipo fu messo un ex direttore della CIA, e chi decise di mettercelo. Dulles fu scelto per la commissione Warren dal presidente Johnson e Politico scrive che fu Robert Kennedy – fratello di John Fitzgerald e al tempo procuratore generale degli Stati Uniti – a suggerire a Johnson di scegliere Dulles. Robert Kennedy – che fu assassinato nel 1968 – nel 1961 fu scelto dal fratello presidente per occuparsi di quella che Politico definisce “la guerra segreta della sua amministrazione contro Castro”. Il report di Robarge spiega anche che nei mesi dopo la morte di John Fitzgerald Kennedy, McCone e Robert Kennedy ebbero frequenti contatti: «Le loro comunicazioni sembrano essere state verbali, informali e – dal punto di vista di McCone – molto personali: non esistono trascrizioni o resoconti».
Il report di Robarge non trae immediate conclusioni dai rapporti tra Dulles, McCone e Robert Kennedy, scrive però che, proprio perché era direttamente implicato nei piani per assassinare Castro, le relazioni di Robert Kennedy con McCone hanno una “speciale gravità”. Robarge fa due importanti domande: la prima è: «Castro ha fatto uccidere il presidente Kennedy perché Kennedy ha provato a uccidere Castro?». La seconda è: «Può essere che l’ossessione dell’amministrazione Kennedy nei confronti di Cuba abbia inavvertitamente ispirato un sociopatico politicizzato uccidere il presidente Kennedy?». In altre parole, non è detto che Robert Kennedy e McCone volessero coprire la verità sul fatto che Oswald fosse stato mandato da Cuba. Potrebbe anche essere che Kennedy e McCone non volessero far sapere che la ragione per cui uno psicopatico aveva ucciso il presidente degli Stati Uniti era la politica estera degli Stati Uniti.
Resta da chiedersi come mai la CIA abbia deciso di rendere pubblico un report con importanti informazioni su una così dibattuta questione. Politico ipotizza che potrebbe essere un segno della volontà della CIA di aprirsi e aiutare a risolvere i misteri dell’assassinio di Kennedy. È però anche vero che nella versione pubblica del report ci sono 15 punti in cui nomi o frasi sono stati nascosti. Ed è anche vero che la CIA ha reso pubblico il report ma lo ha fatto facendogli pochissima pubblicità, in modo molto discreto: il report si trova infatti nel National Secuirity Archive, un archivio digitale sul sito della George Washington University. Politico ha chiesto alla CIA perché ha reso pubblico proprio ora proprio quel documento. La CIA ha risposto di averlo fatto per mettere in evidenza «i falsi miti che riguardano le implicazioni della CIA nell’assassinio di Kennedy». In altre parole: pur di far vedere di non aver avuto un ruolo nell’assassinio di Kennedy la CIA ha scelto di rendere noto che un suo ex direttore ha detto molto meno di quanto sapeva alla più importante commissione d’inchiesta della storia degli Stati Uniti.
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