martedì 27 giugno 2017

“Élite satanista, mi han coinvolto nel ’sacrificio’ di bambini”

Sacrifici umani – vittime, i bambini – per poi ricattare a vita i partecipanti, membri della super-élite finanziaria internazionale. E’ il contenuto della scioccante video-intervista realizzata dalla giornalista olandese Irma Schiffers per il network indipendente “De Vrije Media Tv”. Nel filmato, pubblicato su YouTube, a vuotare il sacco è un uomo dall’aspetto giovanile, il connazionale Ronald Bernard, esperto in “psicologia della finanza”, settore che si occupa della “persuasione del cliente”. Decisamente scosso, Bernard, quando rievoca l’esperienza che sostiene di aver vissuto: si sarebbe rifiutato, all’ultimo istante, di abusare di minori, durante riti “satanici” organizzati da esponenti, insospettabili, del massimo potere. Gli occhi gli si riempiono di lacrime. «Bambini…», dice, a mezza voce. Sembra sconvolto, al ricordo. «Ti è stato chiesto di farlo?», gli domanda l’intervistatrice. «Sì, ma io non ho potuto». S’interrompe, non riesce quasi più a parlare. Poi si riprende: la sua coscienza, dice, si è come «scongelata», e allora ha detto di no. «Quando si entra così profondamente in queste cerchie – racconta – ti fanno firmare un contratto a vita: non devi divulgare i nomi delle imprese, delle organizzazioni o delle persone. Penso sia per questo che sono ancora in vita», sostiene Bernard, che infatti si guarda bene dal fare nomi.
La sua lunghissima intervista, sottotitolata in francese e tradotta in italiano sul blog di Maurizo Blondet, illumina retroscena allucinanti come quelli esplorati dal romanzo “Nel nome di Ishmael”, per il quale l’autore – Giuseppe Genna – ricevette Ronald Bernardcomplimenti da Francesco Cossiga, che al telefono gli disse: «Bravo, Genna. Vedo che ha capito come funziona, quel sistema». La trama del romanzo “svela” un’organizzazione segreta, Ishmael, dietro cui si celano i vertici del potere planetario: economiafinanzapolitica, militari, servizi segreti. Il loro “metodo”? Assassinare leader scomodi, facendo precedere l’attentato dal sistematico ritrovamento del cadavere di un bambino, a volte anche neonato, orribilmente abusato e “sacrificato”. «La maggior parte di quelle persone – dice oggi l’olandese Bernard – aderisce a una religione speciale», che lui chiama “luciferina”. Nel 2016, fece scalpore – in Svizzera – la sconcertante performance “artistica”, musicale e multimediale, messa in scena per l’inaugurazione del traforo ferroviario del Gottardo: una coreografia spettacolare, con decine di figuranti dall’aspetto sub-umano, ridotti a schiavi, in adorazione di un dio-caprone. Il tutto, sotto lo sguardo impassibile delle massime autorità europee.
«Io ero in contatto con questi circoli, queste reti», racconta Bernard alla Schiffers. «Per me non erano che clienti», spiega. «Quindi ho frequentato dei posti chiamati “Chiesa di Satana”», ma solo «come visitatore: un invitato, lasciato in disparte». E quelli? «Facevano le loro “sante messe” con donne nude e alcolici». All’epoca, continua l’olandese, «tutto questo semplicemente mi ha divertito». Niente di serio, insomma. Ma poi, un giorno, Bernard racconta di esser stato «invitato, all’estero, a partecipare a dei sacrifici». E qui l’uomo comincia a crollare: parla di bambini, dichiara di esserne rimasto sconvolto. Fra interruzioni, imbarazzi e commozione, lascia capire di essersi rifiutato di partecipare a qualcosa di abominevole. «Dopo questo, ho cominciato lentamente a crollare». Eppure, dice, quello era il mondo nel quale si era trovato: «Così ho iniziato a rifiutare incarichi  professionali: non potevo più eseguirli». Il suo rifiuto, dice, l’ha messo in pericolo: «Questo ha La cerimonia di inaugurazione del Gottardofatto di me una minaccia – per loro, ovviamente. Non riuscivo più a funzionare in modo ottimale, vacillavo, rifiutavo alcuni compiti. Non avevo partecipato…».
Lo scopo di quei riti tenebrosi? «E’ di tenere tutti in pugno, col ricatto. Devi poter essere soggetto al ricatto. E lo fanno attraverso i bambini. Questo mi ha sconvolto», scandisce Ronald Bernard, tra le lacrime. «Purtroppo – aggiunge – la verità è che ciò avviene nel mondo intero, e da migliaia di anni». Il finanziere olandese cita la Bibbia e parla di Satana, aggiungendo di aver studiato teologia «per dare un senso a tutto questo», dopo esser stato un “numero uno” in tutt’altro campo, quello della “psicologia delle masse” applicata al business: «Ero capace di manipolare le situazioni a mio vantaggio». L’intervistatrice evoca il Tavistock Institute, il controllo mentale, progetti Cia come l’Mk-Ultra. Bernard annuisce: «Sì, esattamente, ma questo fa parte del mio lavoro». E spiega: «Quando fate transazioni, dovete anche manipolare i media; dovete manipolare molte cose, perché niente può essere lasciato al caso. Tutto è falsato. Ci si abitua a vedere la gente come un gregge di pecore. Usate qualche cane da pastore per mandarle dove volete voi. E francamente, vedo che questo continua dappertutto. La gente non capisce di essere manipolata, è completamente assorbita in un meccanismo di sopravvivenza – e questo è programmato. E scoprite com’è facile, manipolare le masse in una direzione, quando a tirare i fili siete voi».
Puro cinismo, nel super-vertice evocato dal “pentito” Bernard: in quei circoli esclusivi, dice, «noi le persone  le mastichiamo: sono solo un prodotto, spazzatura». E così tutto il resto: «La natura, il pianeta, tutto può bruciare, tutto per noi può essere distrutto: sono solo parassiti inutili. Servono solo a farci crescere, a farci raggiungere i nostri obiettivi». I super-malvagi, secondo Bernard, agiscono per odio puro, in purezza ascetica e fanatica: odio per il genere umano, la natura, la “creazione”. Devastazioni orrende, a ogni livello – dal “sacrificio” di minori a quello, economico, di interi popoli – compiute come fossero “offerte votive” per la contro-divinità a cui questa oligarchia sarebbe devota. «Sono pochi quelli che non sottovalutano la gravità di tutto questo», insiste Bernard. «Perché questa è una forza annientatrice, che odia l’umanità. Odia la creazione, odia la vita. E farà di tutto per distruggerci completamente. E il loro modo per farlo è dividere l’umanità: “divide et impera” è la loro Irma Schiffersverità». Bernard denuncia il largo impiego dei servizi segreti, per produrre terrorismo e guerre allo scopo di «creare una quantità di sofferenza e miseria in questo mondo».
Traffico di droga, di armi e anche di esseri umani: sono metodi, dice ancora Bernard, attraverso i quali si implementano i fondi neri delle strutture di intelligence incaricate di organizzare “l’inferno in Terra”. Dice: «L’intero mondo che crediamo di conoscere è una illusione». Quello che «ci vien fatto credere», aggiunge, è integralmente falso. Lui sostiene di averlo scoperto grazie al tiopo di lavoro che ha svolto. «Tutto è finanziato», insiste, alludendo per esempio all’Isis. «C’è tutto un mondo invisibile», dice Bernard, che ammette di aver da poco “scoperto” i Protocolli dei Savi di Sion, storico falso documentale, fabbricato per alimentare l’antisemitismo. Un capolavoro di manipolazione, fabbricato in Russia dall’Okhrana, la polizia segreta zarista, e pubblicato nel 1903. Dopo oltre un secolo, Ronald Bernard lo trova interessante: «Se lo studi e lo capisci, è come leggere il giornale della vita quotidiana». Ma, a parte le anticaglie del razzismo europeo pre-hitleriano, il finanziere olandese che denuncia i “riti satanici” dell’élite, col “sacrificio dei bambini”, appare sinceramente scosso e allarmato: «La gente non si difende, non si oppone. Non capisce cos’è davvero la realtà». Ancora, cita il Satana della Bibbia, ormai demistificato dall’esegesi: nell’Antico Testamento, il “satàn” era un ruolo sociale, quello dell’oppositore giudiziale, nel caso di controversie. Questo però non toglie che, ai piani alti del potere, si possa credere che esista davvero, il “principe del male”: cui magari “sacrificare” innocenti?
Fonte tratta dal sito .

lunedì 26 giugno 2017

Il potere dell'immaginazione

IMMAGINARE: 

"IN ME MAGO AGERE"

LASCIO AGIRE IL MAGO CHE è IN ME





CREARE UN NUOVO MONDO E' POSSIBILE

Semplicemente basta andare oltre tutto ciò che ci hanno imposto, che ci hanno ordinato, obbligato, delegato, che ci hanno fatto credere fosse cosa giusta per noi, per tutti, per le apparenze, da quando siamo nati sino ad oggi. Fin da piccoli ci hanno fatto credere che per vivere felici in questa realtà era necessario seguire le regole, ma la domanda fondamentale e necessaria da  porsi è: Regole di chi? Regole per chi? Queste regole mi hanno reso felice? Tutte queste imposizioni hanno creato un mondo migliore? Vedo intorno a me persone felici? Ed io sono felice? 

Tutto questo può sembrare un atto estremo di ribellione, ma non è così, è semplicemente un bisogno interiore e senza dubbio per porsi queste domande ci vuole molto coraggio. "A volte, la cosa peggiore che può capitare alle domande è la risposta" scrisse Romain Gary, ne "L'angoscia del re Salomone" nel 1979. 
Il nostro intelletto, il nostro spirito ha bisogno di porsi queste domande ed ha un estremo bisogno di darci le risposte. Dentro di noi giace un potenziale inesauribile, una scintilla mai accesa che vuole ardere e scàlpita ed aspetta di essere liberata. Molti di noi stanno iniziando ad affacciarsi sul davanzale della propria coscienza, questa finestra è solo un piccolissimo spazio di essa ed affaccia in un infinito mondo di possibilità, di idee mai pensate, di desideri mai richiesti; ed ogni tanto, quando siamo stufi del mondo in cui viviamo, spostiamo la tenda e sbirciamo oltre. Ma l'altezza ed il vuoto che si cela lì dietro ci spaventa, ci fa venire dei capogiri, non riconosciamo più il mondo fuori di noi, forse, non riconosciamo più neanche noi stessi e subito dopo ritiriamo la testa dentro, ma là fuori, OLTRE quella finestra, possiamo tutto.

L'immaginazione è la voce dello spirito che attraverso l'intuizione vuole connetterci alla nostra coscienza. Questa connessione avviene tutte le volte in cui ci rendiamo conto che il mondo là fuori non ci basta più, non ci piace più e senza accorgercene iniziamo ad immaginare come vorremmo che fosse. La società, le culture hanno sempre fatto in modo di bloccare questo processo, mettendo paletti nella nostra "testa", hanno creato le famose "regole", dando spiegazioni errate sul potere dell'immaginazione, perchè un essere umano che non ha paura di guardare fuori da quella finestra è totalmente libero di immaginare, di interrogarsi, di "ascoltarsi" e quindi di creare nuove realtà. 



L’uomo è nato per creare. La vocazione umana è quella di immaginare, inventare, osare nuove imprese.

(Michael Novak)


Immaginare deriva dal greco “In me mago agere” che significa: faccio agire il mago che è in me.

Roberto Assagioli, psichiatra e teosofo italiano, fondatore della Psicosintesi, ha scritto dieci leggi che descrivono come funziona l’essere umano. La prima, in particolare, ben descrive questo nostro importante potere: “Ogni immagine ha in sé un impulso motore; le immagini o figure mentali e le idee tendono a suscitare le emozioni, a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti.”

Ogni volta che immagini dai un impulso, dai il via a qualcosa che poi si crea nella realtà.

In verità, ogni movimento richiede una sua immagine che lo preceda. Funzioniamo così: immaginiamo, visualizziamo cosa fare nella nostra mente e agiamo. 

Immaginazione. Una parola che è come uno scrigno in cui sono racchiuse meraviglie. Un contenitore di bellezze sempiterne scolpite nella assenza di cose, oggetti, materia. Nell'immaginazione esistono cose, parole, pensieri, immagini, mai esistite ed il mondo per evolversi ha bisogno di tutto questo. Ad oggi, in questo periodo storico della nostra evoluzione, vediamo nel mondo come se ci fosse un blocco, percepiamo che c'è qualcosa che non va, questo qualcosa è la mancata fiducia nella nostra immaginazione, nella nostra facoltà di creare ed il nostro spirito "piange", si "dispera" e la conseguenza è un malessere collettivo. Le persone che hanno paura di immaginare si sono arrese perchè la società ci ha detto che non basta immaginare per migliorare. Eppure, quando immaginiamo, ci sentiamo liberi e da quella finestra trapela una tiepida luce: la luce della coscienza, la strada che porta verso "casa".

L’immaginazione crea ciò che non esiste, scompone la realtà e la rimescola, evoca immagini indipendentemente dalla presenza dell’oggetto cui si riferiscono. Se ci fermiamo ad osservare la vita in ogni suo aspetto, ci accorgiamo che tutte le realizzazioni umane discendono da una intuizione. E che cos’è l’intuizione, se non un germoglio dell’immaginazione? Essa si colloca, per esempio, alla base di tutte le creazioni artistiche, ne è il fondamento imprescindibile, se non ci fosse stata questa superiore facoltà umana il mondo non sarebbe mai stato quello che conosciamo e quindi l'immaginazione è capace di "creare" un mondo: chi immagina può creare un mondo, un nuovo mondo.

La dimensione sensibile rappresenta il nutrimento dell’immaginazione e attraverso i nostri sensi percepiamo il mondo, comunichiamo con esso.

Nella storia del pensiero occidentale vi sono quattro grandi sistemi filosofici: Platonico, Aristotelico, Kantiano ed Hegeliano. Ebbene, ciascuno è nato da un’immagine, dall’esigenza di cercare la verità e di definire il mondo ordinandolo. Agli albori del Novecento l’immagine divenne l’emblema dei movimenti Avanguardistici, nei campi dell’arte ma anche del pensiero speculativo. La prima volta che sentimmo pronunciare la frase l’immaginazione al potere, era il 1909 e il Futurismo cominciò a farsi largo: si creò cosi un nuovo modo di vedere il mondo.
Negli anni sessanta il filosofo/politologo tedesco Herbert Marcuse, riprese il concetto dell’immaginazione al potere donandolo agli studenti sessantottini. I quali attribuirono a quella locuzione un significato profondamente rivoluzionario. Il piedistallo su cui si erge il monumento dell’arte, in tutte le sue declinazioni, è l’immaginazione. I paesaggi dell’anima hanno preso forma grazie alle intuizioni artistiche.


Ho visto un angelo nel marmo e non l’ho scolpito finché non l’ho liberato.
(Michelangelo)

L’immaginazione nutre l’arte e dall’arte discendono i contorni di ciò che non si vede. Tutto ciò che vi è di superiore nell’uomo, gli invisibili spazi interiori, i panorami della nostra spiritualità, sono il felice esito di tutte le figure/immagini che attraversano la nostra mente. Michelangelo e Raffaello, Leonardo e Leon Battista Alberti devono ringraziare il loro ingegno immaginifico.



Il progresso dell’umanità in campo scientifico è legato a questa facoltà, tutto nasce da un’immagine e intuizione.

L’estrema religiosità che appartiene alla musica. Potrei continuare ricordando che se la pittura ha disegnato l’immagine di Dio, la musica lo ha evocato illuminando la sua essenza. Nella forma musicale del “Requiem” ha raggiunto vette espressive assolute: Mozart, Verdi e Brahms. L’accrescimento perpetuo dello spirito, sostenuto dall’immaginazione, ha trovato un luogo privilegiato anche nel teatro. Nelle opere di W. Shakespeare, del nostro L. Pirandello, A. Checov, H. Ibsen sino ad arrivare, attraversando gli anni, al teatro di Eduardo De Filippo, Carmelo Bene e la coppia Fo/Rame. 


In conclusione, quella che si è soliti definire come la facoltà di elaborare liberamente e con fantasia i dati dell’esperienza e i pensieri, è in realtà una cosa più semplice: 
il motore della vita
Fonte tratta dal sito .

Ciò che è oggi dimostrato fu un tempo solo immaginato.

(William Blake)

domenica 25 giugno 2017

Il periodo degli sconvolgimenti non durerà ancora a lungo

L’Amore rende accettabile ogni cosa di Monique Mathieu


Il periodo dei traumi e degli sconvolgimenti non durerà ancora a lungo. L’umanità è sul punto di capovolgersi verso un’altra coscienza, ma prima rimangono ancora degli scalini da salire.

Alcuni di voi si interrogano su ciò che è accettabile od inaccettabile, a livello individuale o globale.
La soglia che rende una cosa accettabile od inaccettabile varia a seconda delle persone : ciò che è accettabile per una persona non lo è per l’altra e viceversa.
Ad ogni modo, a partire dal momento in cui avete fatto un certo lavoro di accettazione e di mollare la presa, la vita e tutto ciò che vi si presenta diventa assolutamente accettabile. Ogni cosa diventa inaccettabile solamente quando siete nel rifiuto.
E’ evidente che nella vostra attuale società la vita di molti esseri umani sia completamente inaccettabile, e noi lo capiamo.
Perché in questa attuale epoca c’è così tanta sofferenza, ingiustizia e violenza ? Perché gli esseri umani non sanno gestire la propria vita, la dirigono in modo completamente errato, e questo rende le loro esperienze di vita molto difficili, creando sofferenza e violenza, sia a livello di gestione di un paese che di gestione individuale.
Perché tutto questo ? Semplicemente per mancanza di Amore ! A partire dal momento in cui gli uomini diventano molto meno egoisti, molto meno ripiegati su loro stessi, a partire dal momento in cui imparano a vedere i loro fratelli veramente come dei fratelli, tutto è semplice, tutto è facile.
Direte che non siete voi a fare le leggi, ma sono i governi ad idearle e a renderle effettive. Anche in un mondo molto tormentato, se siete in pace dentro di voi, le leggi inadeguate cadono da sole !Quando siete in rivolta e vi urtate ad ogni difficoltà, quelle leggi persistono. A partire dal momento in cui siete nell’accettazione e coinvolti in un’azione di Amore e di fratellanza, le leggi caduche crollano da sé.
Tuttavia un singolo essere umano non può cambiare da solo questo stato di cose, ci vuole un numero maggiore. Ma quando una maggioranza di uomini infelici non è coinvolta nell’azione bensì nella ribellione e nella sofferenza, diventa molto difficile far cambiare gli atteggiamenti e le leggi, così le difficoltà permangono.
Come fare allora per accedere alla nuova dimensione, per accedere alla vita che vi abbiamo tanto promesso, a quella vita di serenità, di fratellanza, di pace e di Amore ?
Cercando di capire bene chi siete ! In ogni situazione c’è un punto di rottura, vale a dire che se siete più numerosi ad amare, se siete più numerosi a capire che l’altro è un altro voi stessi, a capire che se amate voi stessi amate ed aiutate gli altri, non vedete più gli altri come dei nemici ma come dei fratelli. In questo modo, un piccolo numero di persone diventa in grado di cambiare tutto.
Non è stata una maggioranza di persone ad avere fatto le rivoluzioni ! Ma sono sempre partite da un piccolo numero di persone. A livello spirituale è esattamente la stessa cosa ! Non sarà una maggioranza di chiese di ogni religione che farà cambiare il mondo, ma una minoranza di persone che pensano ed amano nel modo giusto, molto semplicemente una minoranza di persone vere.
Adesso avete gli strumenti per fare parte di questa minoranza. Avete tutto in mano per agire, ma ancora non osate, perché siete nel dubbio, perché vi dite che non è possibile, che non ne avete la capacità, quando invece avete ogni capacità, ogni possibilità.
Troppo spesso dimenticate che tutti voi avete l’infinito potere della Parte Divina che vive dentro di voi, ma voi non la lasciate esprimersi perché non la riconoscete, quando invece lei aspetta di essere riconosciuta per potersi manifestare. Quando comincerete a riconoscere e ad esprimere l’Amore, attorno a voi ogni cosa cambierà ! Potete stare certi che questa è la realtà, la verità !
State andando incontro alle persone, offrendo semplicemente loro il vostro sorriso, per dire loro con gentilezza e semplicità che li amate ? Non osate, perché la vostra cultura viaggia nella direzione opposta a quella della fraternità. L’Amore gratuito è così semplice !
Quando arriverà il giorno in cui una minoranza di esseri umani oseranno, grazie alla loro azione trasformeranno la loro famiglia, il loro paese ed il resto del mondo. L’azione di una minoranza che agisce nell’Amore e nella fraternità farà crollare ogni legge ed ogni violenza inadeguate. Sarà così, perché questa minoranza di Amore e di fraternità sta crescendo. Ogni giorno ci sono persone che si aprono, ogni giorno ci sono persone che capiscono, ogni giorno ci sono persone che si offrono per aiutare gli altri per amicizia e per Amore.
I vostri canali di informazione non vi mostrano altro che tristezza, violenza e difficoltà, perché è un modo per mantenere le persone nell’ignoranza. Gli umani si dicono fra sé che la bontà e la generosità non esistono, perché non vengono mostrate loro. E’ naturale che i governi non ve le mostrino, perché nell’attuale stato di cose governano grazie alla paura, alla sofferenza e alla miseria che installano nei paesi. Voi avete la possibilità di non accettare e di aiutare i vostri fratelli, di vedere in loro la stessa Parte Divina che c’è in voi stessi. All’inizio ciò richiede solo un piccolo sforzo, in seguito tutto si mette automaticamente in moto, e allora guardate voi stessi e gli altri con occhi diversi.
L’accettabile e l’inaccettabile dipendono dal vostro modo di essere. Per una persona piena di Amore, ogni cosa diventa accettabile, perché vive il momento presente senza farsi domande. Per una persona che rimugina in continuazione, che vede la miseria e la sofferenza attorno a sé, ogni cosa diventa inaccettabile, perché non ha capito che l’Amore rende accettabile tutto !
Perché l’Amore rende accettabile ogni cosa ? Perché vi rende consapevoli che ogni essere umano è venuto per vivere le sue esperienze e che la sola cosa che potete fare per aiutarlo è di amarlo.
Non dovete ribellarvi alla vita. La vita vi insegna continuamente, vi offre ciò che vi aspettate da lei. 

Fonte tratta dal sito .

sabato 24 giugno 2017

Il nostro corpo cambia frequenza vibratoria di Monique Mathieu

Vivete accanto alla vita ma non vivete nella vita!
di Monique Mathieu 


 
«I problemi di salute, perlomeno le sofferenze fisiche, hanno molti motivi per manifestarsi. Uno di questi è il profondo disagio, è una sofferenza non accettata; a volte è anche tutta la rabbia espressa oppure no. Voi conoscete queste cause ma ciò non significa che a volte non cadiate in queste trappole.

Un altro motivo, molto importante, è il cambiamento vibratorio del vostro corpo, del vostro pianeta, di tutto ciò che vive. Abbiamo parlato molto spesso di questo cambiamento vibratorio, di questa preparazione alla transizione, ma ne parleremo ancora.
È molto più complicato di quanto pensiate perché tutto deve trasmutare in voi, sia a livello del vostro corpo fisico che del vostro corpo energetico, per potersi adattare alle energie straordinarie delle dimensioni superiori.

Finché nei vostri corpi vi è una resistenza cosciente o incosciente, vi è automaticamente somatizzazione e sofferenza.
La malattia non esiste! Considerate tuttavia che una particolare malattia corrisponde ad una particolare entità. In questo momento molti di voi vengono colpiti a livello delle vie respiratorie, della gola; tutto ciò può essere considerato come un’entità che corrisponde a queste malattie e che frena la vostra trasformazione, la vostra preparazione alla transizione. Dovete avere una grande volontà, una grandissima comprensione e soprattutto molto Amore per potervi preparare a questa immensa transizione senza effetti secondari sul vostro corpo fisico sui vostri corpi energetici.

Come manifestare la vostra volontà? Unicamente essendo consapevoli di ciò che siete, sorvegliando i vostri comportamenti, pensando il più possibile a sostenere le vostre salite vibratorie e ad agevolare la trasformazione dei vostri corpi verso questa vibrazione molto più alta.

Può essere una fortuna per voi subire tutto questo, perché avrete una consapevolezza più profonda che in voi accade qualcosa, perché vivrete una trasformazione interiore. Alcuni non avranno bisogno di questa manifestazione per vivere questa trasformazione interiore. L’hanno vissuta in un modo diverso o la vivranno un po’ più tardi.

Siate il più consapevoli possibile di questa immensa trasformazione che state vivendo. Queste grandi stanchezze che vi prostrano sono talvolta anche un segno della vostra trasformazione vibratoria! Non è così facile come supponete accedere all’ottava superiore. Sapete di essere essenzialmente energie ma in ciò che siete, esse hanno frequenze diverse e dovete poterle accordare all’ottava superiore. Non è facile per voi, Terrestri, perché non solo affrontate la vostra stessa trasformazione ma affrontate anche tutte le energie che vi circondano e quelle provenienti dall’Universo che possono talvolta destabilizzarvi.

Verrà un momento in cui comincerete a sentirvi più leggeri, dove tutto andrà a posto nel migliore dei modi. In quell’istante, non sarete più deboli poiché non sarete più in profonda trasformazione. Diciamo deboli nei confronti di certe energie. Quindi resisterete molto meglio a tutte le gigantesche emanazioni di energie che vi sommergono.

Per una maggiore comprensione, dovete avere questo in mente: non pensate più alla parola «malattia», pensate alle parole «trasformazione» e «trasmutazione».
Bandite la parola «malattia» dal vostro vocabolario e dite semplicemente: il mio corpo si trasforma, le mie energie si alleggeriscono ma perché tutto ciò si possa verificare, questo a volte mi provoca disagio.
Vi abbiamo parlato spesso dell’essere Divino che è in voi, ognuno di voi ne è completamente consapevole, gli parla anche, ma la connessione non si è ancora verificata, quindi ricevete solo un aiuto molto parziale del suo immenso potere.

Dovete assolutamente riarmonizzare i vostri corpi nella vibrazione più alta. Quello che vi crea tutti questi problemi sgradevoli, è una disarmonia fra la frequenza vibratoria del vostro corpo fisico e quella dei vostri corpi sottili.

Diciamo a coloro che operano con le energie che tutto ciò non ha niente a che vedere con quanto conoscete a livello energetico; questo accade unicamente nel suono, nella frequenza vibratoria che emette un suono particolare.

Vi basta semplicemente connettere la vostra coscienza al vostro corpo fisico e a tutti i vostri corpi energetici, vi basta anche chiedere il nostro aiuto, di abbandonarvi a noi e di abbandonare tutte le vostre preoccupazioni e tutte le vostre ansie. Se siete assorbiti dalle vostre preoccupazioni, dai vostri pensieri, senza lasciarvi andare, il lavoro che potrete compiere non sarà molto importante.

Tuttavia ognuno può farlo a modo suo; vi lasciamo liberi di riarmonizzarvi attraverso l’Amore che potete avere per il vostro corpo, della consapevolezza che potete avere del Divino che è in voi e che è onnipotente. Noi non vi imponiamo niente, vi diamo semplicemente delle possibilità.
Sappiamo quanto è difficile per voi vivere questa transizione! Molti esseri umani vivono questa trasformazione in modo estremamente difficile, semplicemente perché non sono consapevoli di ciò che accade loro, perché sono nella ribellione, nel risentimento, nella violenza e nella non accettazione.

Quindi, anche se vivete qualche disturbo, siate coscienti della fortuna che avete. Siate inoltre coscienti del notevole aiuto che vi possiamo apportare.

Voi non pensate sufficientemente a noi o dubitate. 

Potete dire: certo ci aiutate ma questo non ha un effetto significativo perché sono sempre molto stanco, perché ho sempre questo raffreddore che non vuole lasciarmi, perché ho sempre mal di gola, perché, perché… e noi, noi risponderemo: cosa fate realmente voi? Avete sufficiente Amore per il vostro corpo, per tutti coloro che vi circondano, Amore per l’Universo. Siete consapevoli di ciò che vivete? Siete consapevoli delle vostre capacità? 

A volte siete compianti e assistiti e non comprendete la notevole forza che dimora in voi.
Chiedete agli altri di darvi ciò che non possono darvi o che vi danno con il loro Amore, mentre in ciascuno di voi si trova una forza straordinaria.

Naturalmente, potete farvi aiutare, questo è nobile e puro se viene fatto nell’Amore! Tuttavia non dimenticate che nel più profondo di voi stessi si trova la forza che può essere attivata per aiutarvi nell’immensa trasformazione che tutti vivete attualmente.
Non un solo essere vivente, sia che appartenga al regno minerale, al regno vegetale, al regno animale o al regno umano sfugge a questa immensa trasformazione vibratoria! Tutto deve trasformarsi o morire, tutto deve prepararsi per la nuova Terra, per la nuova vita!

Questo ha una considerevole importanza. Vivete accanto alla vita ma non vivete nella vita! Vivete nelle vostre preoccupazioni, noi lo comprendiamo perché la vita sulla Terra è molto difficile nell’attuale epoca.

Se tutti gli umani riuscissero a vivere molto più serenamente, molto più saggiamente, tutto accadrebbe in modo migliore per ognuno di loro.»
Fonte tratta dal sito .

martedì 20 giugno 2017

Il SuperCosciente

La realtà del SuperCosciente non ha bisogno di essere dimostrata; 
è una esperienza.




Nello studio della costituzione psichica dell'essere umano, è arriva­to il momento di prendere in esame la parte superiore dell'inconscio: il supercosciente e il Sé spirituale.


Anzitutto bisogna affermare la realtà del supercosciente, poiché essa non è ancora generalmente rico­nosciuta e, soprattutto nel campo della scienza e della psicologia, è per molti una terra ignota. Ma la realtà del supercosciente non ha bisogno di essere dimostrata; è una esperienza e, quando ne diventiamo consapevoli, costituisce uno di quelli che il Bergson ha così bene chiamati 'dati della coscienza', i quali han­no in se stessi la propria evidenza e la propria prova. È un'esperienza diretta come quelle di un colore, di un suono, di un sentimento. Nessuno può, né ha bisogno di 'dimostrare' la sensazione del rosso o del verde, della gioia o del dolore; per chi ne ha l'esperienza, sono una realtà psicologica.

A questo proposito occorre evitare un possibile malinteso e chiarire un dubbio. Come si può parlare di esperienza, di consapevolezza, di ciò che è al di fuori o al di sopra della coscienza? La risposta è facile ed è la stessa che si può dare per ogni altro aspetto o livello dell'inconscio. Noi possiamo avere l'esperienza cosciente di elementi, attività, contenuti psichici che abitualmente esistono al di fuori della no­stra consapevolezza, quando, in certi momenti o condizioni, essi entrano nel campo della coscienza.

Vi è un continuo scambio, una 'osmosi', fra coscienza e inconscio. In un dato momento quello che era supercosciente diviene cosciente, resta tale per un po' di tempo più o meno breve o lungo, e poi ritorna a essere supercosciente. Ricordo a questo proposito che 'supercosciente', 'inconscio', 'cosciente' sono aggettivi, sono cioè condizioni temporanee di un fatto psichico.

L'entrata del supercosciente nella coscienza può avvenire in due mo­di: il primo, e più frequente, si può chiamare 'discendente': è l'irruzione di elementi supercoscienti entro il campo della coscienza, quali intuizioni, illuminazioni improvvise, ispirazioni. Spesso sono sponta­nee, inattese, ma talvolta costituiscono la risposta a un appello, a un'invocazione, consapevole o no. 

Il secondo modo si può chiamare 'ascendente'; consiste nell'elevazione del nostro centro di coscienza, dell'io autocosciente, a livelli superiori a quelli ordinari, fino alla sfera del supercosciente.

Le testimonianze dell'esperienza del supercosciente sono innumerevoli, di ogni tempo e di ogni luogo, antiche e moderne, orientali e occidentali. Esse sono di vario genere; vi sono anzitutto quelle che rientrano nel campo religioso, soprattutto le esperienze mistiche; ma è bene notare che non sono le sole; ci sono esperienze supercoscienti che hanno altri caratteri, non religiosi. Se le esperienze supercoscienti sono un fatto, devono naturalmente prestarsi a un'indagine scientifica, come qualsiasi altro ordine di fatti, e invero essa è stata iniziata, ma è poco sviluppata in confronto all'enorme importanza e al valore umano e spirituale del supercosciente. Mentre ci sono migliaia e migliaia di psicologi in tutto il mondo che studiano gli altri aspetti della na­tura umana (soprattutto quelli inferiori!) pochissimi sono quelli che si occupano del supercosciente.

Quali sono le cause di questo strano fatto? Anzitutto il materiali­smo fondamentale dell'essere umano, soprattutto il materialismo teo­rico e pratico dell'uomo occidentale; egli è come ipnotizzato dalle sensazioni prodotte dal mondo esterno e da quelle del proprio corpo. Egli è fondamentalmente estroverso, tende ad agire verso l'esterno; il mondo interno in tutti i suoi aspetti gli fa paura, o si trova poco a suo agio in esso. Perciò tende a evadere, a sfuggire a tutto ciò che lo por­ta all'interno, al confronto con se stesso. Un'altra ragione è la paura di essere anormali, o di essere considerati taliChi ha certe esperienze supercoscienti teme di 'perder la testa'; soprattutto quando sono irru­zioni improvvise, inattese, diverse dalla piccola, ristretta normalità quotidiana, si teme che siano morbose, anormali, mentre sonosuper-normali. Infine nel campo scientifico l'ostacolo maggiore è il precon­cetto ostinato che quelle esperienze non siano oggetto di scienza. La psicologia, come la più giovane delle scienze, si è appoggiata, o meglio è rimasta legata, alla metodologia delle scienze naturali, la quale non le conviene affatto ed è per essa un 'letto di Procuste'. Invece ha il diritto e il dovere di usare metodi altrettanto seri e scientifici: ma adeguati alla sua natura.

Vi è stato però un gruppo di pionieri coraggiosi che hanno osato avventurarsi nel campo del supercosciente e che hanno cercato di studiarlo scientificamente. Il primo è stato il grande psicologo americano William James, il quale in una serie di conferenze, riunite poi nel volume Varieties of Religious Experience, ha fatto un acuto esame delle esperienze religiose, con simpatia e apprezzamento, ma in modo imparziale e obiettivo. Questo è tanto più apprezzabile in quanto il James riconosce di non aver avuto egli stesso queste esperienze; quindi ha dovuto fare un notevole sforzo scientifico per studiarle attraverso quel­le altrui.

Le conferenze del James sono state tenute alla fine del secolo scorso (XIX secolo – ndr). Poco dopo, un medico americano, il dottor Bucke, dopo aver avu­to un'esperienza improvvisa e inattesa di illuminazione spirituale che lo aveva scosso profondamente, si mise a studiare le testimonianze di quella che, con un termine discutibile, egli chiamò 'coscienza cosmica'. Ne raccolse e commentò molte, di ogni tempo, e ne diede una sua interpretazione nel libro Cosmic Consciousness,pubblicato nel 1901.

Un altro medico, Winslow Hall, ha fatto una raccolta di testimonianze di illuminazione il cui valore sta nel fatto che si tratta di men of the street, di 'persone qualunque', che non possedevano alcuna altra caratteristica superiore, e che pure avevano avuto esperienze di carattere supercosciente molto notevoli.

Fra gli psicologi moderni, vi è Jung secondo il quale in quello che egli chiama 'inconscio collettivo' esistono elementi che hanno un carattere superiore, superpersonale. Il sociologo Sorokin ha dedicato. un capitolo del suo libro The Powers and the Ways of Altruistic Love al supercosciente. Il Frankl, neurologo di Vienna, ammette pienamente l'esistenza di esperienze supercoscienti. Lo psichiatra Urban di Innsbruck parla della 'psicologia dell'alto'. Infine, un'ampia indagine sul supercosciente è stata fatta da uno psicologo americano, A. Maslow, professore alla Brandeis University, che ne ha esposto i risultati nelsuo libro Towards a Psychology of Being (Verso una psicologia dell'essere, Astrolabio, Roma 1971). Egli chiama 'essere' l'insieme delle esperienze che noi chiamiamo supercoscienti, poiché uno dei loro ca­ratteri è di dare un senso di 'pienezza di essere', di intensità di esistere e di vivere. Il Maslow ha raccolto una serie di dati importanti median­te interviste personali e l'uso di un questionario.

Questo ci porta a parlare dei metodi d'indagine del supercosciente. Anzitutto occorre raccogliere i documenti che già esistono: biografie, autobiografie, epistolari, ecc., di ogni tempo; poi procurarne altri me­diante colloqui personali e questionari.

Il secondo stadio dell'indagine scientifica, è l'esame, la classifica­zione, l'interpretazione, la valutazione dei dati così raccolti. Il terzo metodo, il più interessante, è quello sperimentale, cioè l'uso dei metodi psicologici, sia di quelli atti a facilitare la discesa di elementi supercoscienti nel campo della coscienza, sia di quelli che promuovono l'asce­sa del centro di coscienza nelle luminose regioni superiori.

Vediamo quali sono i dati finora acquisiti nell'indagine del supercosciente, cioè quali sono i caratteri di quei livelli superiori, o degli stati di coscienza che essi producono quando entrano nel campo della coscienza. Ne ho elencati e descritti tredici. 

Il primo è un senso di approfondimento; in varie testimonianze si parla di arrivare alla radi­ce, alla base del proprio essere, di lasciare la superficie ordinaria della coscienza, di arrivare al fondo di se stessi. 
Un altro è il senso di interiorizzazione, il procedere dall'esterno all'interno, dalla periferia al cen­tro del nostro essere. 
Il terzo è quello dell'elevazione, dell'ascesa; il 'salire' a un livello più alto. Il simbolismo di scalare una montagna, di arrivare su di una cima, si trova spesso nelle testimonianze, e viene col­legato col sentiero, con la via, da percorrere. 
Il quinto carattere è quello dell'espansione, dell'allargamento, talvolta vertiginoso, della coscienza: i limiti ristretti dell'io separato sono trascesi, annullati per il momento, e si ha il senso di partecipare a una coscienza più vasta. 
Il sesto è lo sviluppo, l'attivazione, il senso di eliminare dei 'viluppi', dei veli, ciò che chiude, che ostacola, e quindi un 'fiorire', un emergere. 
Il settimo è il potenziamento; si sente un'energia più potente operare in noi, ci si sente più forti, più dinamici; si prova la pienezza, l'inten­sità di essere, di esistere, già accennata. Un altro carattere frequente dell'esperienza è quello del risveglio. In molte testimonianze si trovano espressioni come le seguenti: "Mi sono risvegliato a una realtà superio­re", "Sono uscito dalle tenebre dei sensi", "Sono passato dallo 'stato sognante' della vita ordinaria a uno stato di veglia superiore".

Si ricordi che il nome proprio del Buddha era Gautama e che 'Buddha' significa 'il Risvegliato', 'il Perfetto Svegliato'. È anche molto frequente il senso di illuminazione di una nuova luce, non terrena, che trasfigura il mondo esterno, nel quale appare una nuova bellezza; che illumina il mondo interno, 'getta luce' sui problemi, sui dubbi e li dissipa; è la luce intuitiva di una coscienza superiore. A questa gene­ralmente si accompagna anche un senso di gioia, di letizia che arriva a stati di beatitudine. E con questi, o indipendentemente, un senso di rinnovamento, di rigenerazione, della 'nascita' di un nuovo essere in noi. Vi è poi il senso di resurrezione, di assurgere a uno stato prece­dente perduto, dimenticato. Infine il senso di liberazione, di libertàinterna.

Questo insieme di caratteri corrisponde in gran parte a quelli delle testimonianze raccolte e studiate dal Maslow, il quale indica quattordici caratteristiche, che egli chiama i 'valori della coscienza dell'essere'. 

Sono: senso di pienezza, di integrazione, di totalità; senso di perfezione, di completezza, di vitalità, d'intensità di vita; senso di ricchezza insieme anche un senso di semplicità; senso di bellezza, coscienza della bontà, assenza di sforzo, spontaneità, gioia, giocosità, 'humour'; senso della verità, dellarealtà dell'esperienza, cioè l'esperienza rivela qualcosa di vero, di più vero di quello che possa conoscere la coscienza ordinaria. Infine un senso di indipendenza, di libertà interiore, cioè di non aver bisogno di poggiare su null'altro; autosufficienza in senso superiore, spirituale.

Il Maslow dice giustamente che tutte queste manifestazioni sono interpenetranti e collegate: "Sono tutti aspetti dell'essere, più che parti di esso".

Questo fa sorgere il desiderio di avere esperienze tanto belle e affascinanti. Come possono venire favorite o provocate? Ora però devo dare qualche pennellata più scura, cioè dire che anche tali esperienze possono presentare inconvenienti e pericoli. Questi possono insorgere sia a causa della erronea comprensione e valutazione delle esperienze, sia a causa della loro intensità. L'erronea valutazione consiste, come ho accennato, nel considerarle come qualcosa di strano, di anormale, che possa essere segno di squilibrio mentale, ma a parte questa falsa interpretazione, l'irruzione, soprattutto se improvvisa e molto intensa, di elementi supercoscienti, disturba il preesistente equilibrio (più o meno reale) della personalità ordinaria e può produrre in essa reazioni, o di eccessiva eccitazione, o di disorientamento. E anche nello sviluppo, nell'ascesa verso i livelli superiori possono prodursi incidenti e disturbi.

D'altra parte, i vantaggi, il valore, di quelle esperienze sono di gran lunga superiori ai disturbi che possono, in un primo tempo, produrre. Esse aiutano in modo efficace a risolvere, o avviare alla soluzione, tutti i problemi umani, individuali e sociali. Lo fanno inquadrandoli in una realtà più vasta, riducendoli alle loro giuste proporzioni, valu­tandoli in modo diverso e più giusto. In tal modo quei problemi, o non preoccupano più e si dissolvono, oppure sono illuminati da una luce superiore in modo che le soluzioni si presentano chiare.

Ne darò qualche esempio. Una delle maggiori cause di sofferenza e di errori di condotta è la paura; sia l'angoscia individuale, sia le paure collettive che possono spingere fino a una guerra. Ebbene, l'espe­rienza della realtà supercosciente annulla la paura, ogni senso di ti­more è incompatibile con la realizzazione della pienezza e della perma­nenza della vita. Un'altra causa di errori e di mali è la combattività, che è basata sulla separatività, sull'aggressività, su sentimenti di osti­lità, di odio. Ma nella serena atmosfera del supercosciente quegli impulsi e quei sentimenti non possono esistere. Chi ha un allargamento della coscienza, una partecipazione, un senso di unità con tutti gli esse­ri, non può combattere più, lo trova assurdo, sarebbe come combatte­re contro se stesso! In tal modo i problemi più gravi, più angosciosi, vengono risolti, eliminati, dallo sviluppo, dall'allargamento, dall'ascesa della coscienza al livello di una superiore Realtà.








fig.1




Prima di finire il nostro esame, sia pur sommario, del supercosciente è necessario mettere bene in chiaro la distinzione fra esso e il Sé spirituale, che è indicata nel nostro schema della costituzione psicologica dell'essere umano. Spesso questa distinzione non viene fatta, poiché i contenuti del supercosciente, soprattutto nei suoi livelli superiori, sono molto prossimi al Sé e quindi partecipano in qualche misura delle sue qualità. Ma vi è una differenza fondamentale:nel supercosciente vi sono elementi, 'contenuti' di vario genere, attivi, dinamici, mutevoli, che partecipano alla corrente della vita psichica nel suo insieme. Invece il Sé è immobile, stabile, immutabile; quindi diverso da essa.

È opportuno tener presente tale differenza, anche perché questo senso di permanenza, di stabilità è trasmesso, per quanto in modo attenuato e velato, dal Sé spirituale al suo riflesso, l'io cosciente, personale; è questo che ci dà il senso di permanenza, di identità personale, attraverso tutti i cambiamenti, e l'avvicendarsi degli stati d'animo, dei mutevoli contenuti della coscienza. Per quanto noi ci identifichiamo successivamente con vari 'personaggi', con le varie sub-personalità, con le varie emozioni che via via occupano il campo della coscienza, pure in fondo ognuno sa di essere sempre se stesso. Se talvolta qualcuno dice: "Non mi riconosco più", quando è avvenuto un mutamento importante nella sua vita, ciò in realtà significa: "Quello con cui mi identificavo prima è scomparso e ora m'identifico con qualcosa d'altro". Ma proprio il dire: "Non mi riconosco più" implica, paradossalmente, un oscuro, latente senso di una sottostante con­tinuità. Se questa non ci fosse, non potrebbe neppure esservi il senso di non riconoscersi, che è basato su di un paragone, un confronto fra lo stato di coscienza precedente e quello attuale. Quindi il carattere essenziale dell'autocoscienza è la continuità, la permanenza; ma quella dell'io cosciente è soltanto un pallido riflesso della perenne, immortale essenza dell'Io spirituale, del Sé.

Il Sé, nel diagramma, è posto all'estremo superiore della periferia della personalità, in parte entro di essa, in rapporto di continuità col supercosciente, in parte al di fuori. Ciò sta a indicare la sua duplice natura: individuale e universale, allo stesso tempo. Questo sembra paradossale, incomprensibile alla mente, alla coscienza personale, ma è uno stato di coscienza che può essere, ed è, sperimentato, vissuto,in certi momenti di elevazione, di 'uscita' dai limiti della consapevolezza ordinaria. In esso si prova un senso di allargamento, di espansione senza limiti, pervaso da intensa gioia e beatitudine. È essen­zialmente ineffabile, non esprimibile in parole.

Qui si viene a contatto col Mistero, con la Realtà suprema. Di questo non posso parlare; è oltre i confini della scienza, della psicologia. Ma la Psicosintesi può aiutare ad avvicinarsi, ad arrivare a quella soglia, e questo è già molto.



Abbiamo detto che ci sono due modi diversi e in un certo senso opposti per l'esplorazione del supercosciente. Il modo più frequente è quello che si può chiamare discendente: consiste nell'afflusso, nel­l'irruzione nel campo della coscienza di elementi superiori. Si potrebbe considerare quale una forma di telepatia verticale; telepatia, poiché fra l'io cosciente e il Sé c'è una notevole distanza. Quegli afflussi si manifestano sotto forma d'intuizioni, ispirazioni, creazione geniale, impulsi all'azione umanitaria ed eroica. Vi sono anche fenomeni specificamente parapsicologici, alcuni dei quali indurrebbero ad ammettere che col tramite dell'inconscio a tutti i suoi tre livelli arrivino alla coscienza influssi e impulsi aventi origine extraindividuale.

L'altro tipo di rapporti e contatti che possiamo stabilire col supercosciente è quello ascendente. Esso consiste nell'elevazione dell'io cosciente, e con esso dell'area della coscienza, a livelli più alti, fino a penetrare nella zona che normalmente ignoriamo poiché è al di sopra del livello ordinario della nostra consapevolezza Questo è indicato chiaramente nel nostro schema (vedi fig. 1).

La zona al centro rappresenta il livello e l'area normale di consapevolezza, con al centro l'io cosciente. Nell'ascesa interna tutto ciò si sposta e sale al livello del supercosciente e quindi l'area della coscienza viene a includere il contenuto del supercosciente e ad avvicinarsi sempre più al Sé spirituale.

Oggi mi soffermerò su questo secondo modo.

Ho chiamato tale ascesa 'alpinismo psicologico' e questa designa­zione non è soltanto un paragone più o meno suggestivo: essa indica un'analogia sostanziale e uno stretto rapporto simbolico; nell'illustrarlo mi varrò, fra l'altro, di alcuni appunti di un valente matematico e non meno valente alpinista: il professore Ettore Carruccio.

Una prima analogia è quella riguardante i diversi moventi che pos­sono indurre e incitare alle ascese, tanto a quelle fisiche, quanto a quelle interne. "Talora", come dice giustamente il Carruccio, "la pas­sione alpinistica assume una forma che la collega con la concezione del superuomo, nel senso di Nietzsche, in una esasperata affermazione di potenza individuale, nel superamento di estreme difficoltà non di­sgiunte da gravi pericoli". Analogamente la spinta a lasciare i livelli consueti della vita psichica può consistere in una ricerca e in un'af­fermazione di superiorità, nel desiderio di sviluppare facoltà mediante le quali dominare gli altri: la nietzscheiana 'volontà di potenza', la brama di acquistare poteri supernormali, 'magici'. È un movente essenzialmente egoistico, anche se talvolta si nasconde sotto espressioni pseudospirituali.

Un altro movente comune a entrambi gli alpinismi è l'evasione dalla vita ordinaria, dalla realtà comune considerata, sentita, come meschina, noiosa, penosa, cioè in vari modi insoddisfacente. È una reazione frequente alle costrizioni e alla prosaicità della vita moderna, soprattutto nelle grandi città.

Un terzo movente è quello del fascino che esercita direttamente l'ignoto, lo straordinario, il misterioso, che ha sempre spinto gli uomini alla conquista, l'esplorazione, la conoscenza del nuovo, di ciò che è al di là, a fare esperienze diverse da quelle consuete. Questo mo­vente, questo impulso imperioso, talvolta irresistibile, è stato impersonato da Omero nella figura di Ulisse e tutta l'Odissea svolge que­sto tema. Le sue manifestazioni moderne sono la ricerca di esperienze straordinarie e si usano tutti i mezzi per averle, comprese le varie droghe. Occorre tener conto di questo movente per comprendere molte cose che avvengono attualmente.

Un quarto movente è l'attrazione, il fascino dell'avventura, della difficoltà, del rischio per se stesso, indipendentemente dai risultati e dei compensi dell'impresa; per esempio alcuni casi recenti, come quello del 'navigatore solitario' che ha attraversato gli oceani in una barchetta. Questo avviene appunto nell'alpinismo detto 'accademico', cioè nella ricerca e nei tentativi di percorrere vie nuove, e le più dif­ficili, per arrivare sulla cima di una montagna, sulla quale si può arrivare in modi meno pericolosi.

Questo movente si associa talvolta al precedente, e ciò spiega come su molti giovani non facciano presa gli avvertimenti, e la dimostrazione dei rischi ai quali si espongono e tanto meno i divieti e le costrizioni esterne. Il riconoscimento di questo fatto è importante, poiché dimostra che nell'opera di prevenzione e di cura di coloro che si drogano, occorre ricorrere ad altri modi, fare appello ad altre molle psicologiche. Non ci si illuda che indicare i rischi, i danni di quello che fanno, basti a distoglierli; ma non posso soffermarmi su questo.

Un quinto movente, spesso molto forte, e che non deve essere con­fuso con i precedenti, anche se non di rado può essere associato in varie proporzioni con essi, è l'attrazione, il fascino di quello che è veramente superiore, che ha un valore più alto, di natura genuina­mente spirituale. Sotto questo aspetto l'alpinismo, scrive il professor Carruccio, "è inteso come un ramo dell'ascetica in relazione col senti­mento religioso nelle sue varie forme, dall'antichità ai nostri giorni". Guido Rey pensava con spirito poetico a un convento di alpinisti: "Le vette attorno", egli ha scritto, "sono gli altari ove si vanno a compiere i riti misteriosi, lontani dalla vista degli altri uomini, terri­bili talora, e quindi si è compiuto il rito più terribile e il più santo".

Questa affermazione è molto significativa. Indica la ragione dell'in­tensa attrazione, del fascino che hanno sempre suscitato le montagne e il carattere sacro a esse attribuito da tutti i popoli, e gli stati d'en­tusiasmo, di elevazione interna provati dagli alpinisti.

Ecco qualche espressione significativa riportata da un ottimo studio di Edoard Monot-Herzen su questo tema, intitolato "Ad summum per quadratum" (per quadrato intende la base di una piramide che è un simbolo geometrico ascendente) pubblicato nella rivista Action et pensée, dicembre 1956. "La guida Joseph Pession, entrando nel rifugio superiore del Cervino, mi disse: 'Entrando qui si abbandonano tutte le miserie terrene... ora entreremo in un mondo del tutto nuovo'. E un portatore, quando arrivò sulla cima, disse che 'sentiva la voce degli angeli e che ormai poteva morire contento' ".

Il pittore Alberto Gross, riferisce il figlio Carlo, provò per circa 70 anni un amore appassionato per il Cervino, trasfigurato da una specie di mistico sentimento. "Questo", dice il Monot-Herzen, "si applica allo stesso Carlo Gross e a Guido Rey, che entrambi scris­sero un libro sul Cervino, o a me stesso, che in 50 anni feci 19 ascensioni al Cervino, riportandone ogni volta una nuova rivelazione e un nuovo incanto".

È noto che gli indiani consideravano le vette dell'Himalaya come la dimora degli Dei, e che per i greci le loro divinità abitavano sul monte Olimpo. Il grande pittore giapponese Hokusai dipinse più di cento volte il sacro nome Fuji, considerato quale tempio della divi­nità detta 'La Principessa del Fiore-Sbocciato', che allude alla rosa e al suo sbocciare. In uno di questi quadri di Hokusai si vede la cima del Fuji scintillante al sole, mentre a metà costa imperversa il tem­porale. Altre testimonianze sono i templi che si trovano sui monti, la rivelazione sul monte Sinai a Mosè, la trasfigurazione del Cristo sul monte Tabor, il suo discorso sulla montagna.

Vediamo più da vicino le analogie più precise fra i vari stadi dell'Ascesa esterna e interna. Prima dell'ascesa occorre in entrambi i casi un'adeguata preparazione. Quella degli alpinisti è l'allenamento dei muscoli in pianura, con la ginnastica e altri mezzi per rafforzare i mu­scoli. Prima di salire bisogna essere forti in pianura; sarebbe assurdo tentare un'ascesa mentre riesce faticoso fare del podismo, della gin­nastica. Questo è ovvio; invece non è riconosciuto e attuato per le ascese psicospirituali, che spesso vengono tentate senza alcuna preparazione.

Nella Psicosintesi noi insistiamo sempre che occorre una adeguata psicosintesi personale, il dominio e l'uso delle energie e delle funzioni normali dell'uomo prima di sviluppare quelle superiori, prima di sali­re a esplorare il supercosciente. Quando questo non viene fatto si possono produrre squilibri psichici, anche gravi.

Ma la preparazione fisica o psicologica non basta, occorre una cono­scenza almeno teorica della regione nella quale stiamo per avventu­rarci. Per i monti, fuorché nei casi di montagne su cui si sale per la prima volta, ci sono carte topografiche, informazioni e descrizioni di chi vi è già stato. Nel campo psicologico ciò corrisponde alle cono­scenze già acquisite riguardo al supercosciente per mezzo degli scritti di coloro ché hanno avuto esperienze di quei livelli superiori. Ancora più utili sono i rapporti personali con chi ha esplorato quelle altezze: gli Istruttori spirituali genuini; dico genuini, poiché molti che si pro­clamano tali, non lo sono.

Con questa duplice preparazione si può affrontare l'ascesa. È un'ascesa, non è un volo; quindi ha vari stadi e tappe. Ci sono due de­scrizioni, entrambe molto istruttive e illuminanti, di questa salita gra­duale: una è la salita di Dante sul monte del Purgatorio, che è l'oggetto della seconda cantica della Divina Commedia. Letta dal punto di vista psicosintetico e anagogico, può dare anche ora molte indicazioni utili e sempre attuali, poiché gli ostacoli e le difficoltà da superare sono in gran parte le stesse.

L'altra è la salita al monte Carmelo, che è descritta in un grosso volume di san Giovanni della Croce. Questo ha un carattere specificamente ascetico e mistico, ma anche in esso ci sono vari tesori di conoscenza psicologica e di istruzioni che, tradotte in linguaggio mo­derno, e tolte da certe inquadrature dell'epoca, possono essere molto istruttive. Ne darò solo un esempio: san Giovanni della Croce descrive minutamente gli stati di aridità, di freddezza, di 'notte oscura' che seguono alle prime esperienze gioiose, calde, ricche di sentimento. Esse corrispondono al freddo e alla nebbia fitta in cui un alpinista a un certo punto dell'ascesa entra, prima di arrivare alla vetta irradiata dal sole.

Questo simbolismo della montagna e dell'ascesa è stato utilizzato in vari metodi psicoterapici. Un professore di clinica medica a Darm­stadt, che ha fatto uso attivo della psicoterapia, Carl Happich, presentava tre situazioni simboliche che chiamava Meditazione del prato, della montagna e della cappella.

Questo metodo dell'ascesa interna mediante l'immaginazione di una salita su una montagna è stato usato, fra altri, dal Desoille nella sua tecnica del (rêve éveillé', e poi sviluppato e modificato, coi nomi di 'Imagerie mentale' e 'Oneiro-thérapie' dal dottor Virel.

Anche col metodo del disegno spontaneo si hanno non di rado im­magini di montagne da salire già conquistate.

L'importanza dei simboli quali specchio e tramite di realtà spirituali, è indicata nello schema seguente:




fig.2




In questo schema vi è un centro esterno che può fare da specchio del Sé spirituale.

Talvolta, anzi, è più facile percepire un riflesso del Sé spirituale, non con l'ascesa diretta, ma col suo rispecchiarsi in un centro esterno.

Questo può essere il terapeuta stesso, come modello ideale, ma ancheun simbolo come quello della montagna. Vi sono varie categorie disimboli e vari simboli anagogici di ascesa che possono essere utilizzati.

Nella Psicosintesi usiamo esercizi di questo genere: uno, quello suaccennato del monte del Purgatorio. La Divina Commedia può essere considerata come il poema della psicosintesi, perché descrive i suoi tre grandi stadi: prima la discesa all'Inferno, che è la fase psicoanalitica, la discesa nell'abisso dell'inconscio inferiore; poi la salita al Purgatorio che rappresenta l'ascesa interna; poi il Paradiso che indica stadi sempre più alti di realizzazioni spirituali.

Un altro gruppo di simboli è usato nell'esercizio sulla leggenda del Graal. Esso è descritto nel mio libro: Principi e metodi della psico­sintesi terapeutica (pp. 171-173).

Questi simboli non hanno soltanto efficacia terapeutica; sono non meno efficaci, se non più, per conquistare le altezze luminose del supercosciente, per scoprirne tutte le meraviglie e per utilizzarne i tesori.

Come per salire su un monte ci sono varie vie, così ci sono varie 'vie interne', adatte ai vari temperamenti, ai vari tipi psicologici, per salire sulle vette del supercosciente e venire in contatto col Sé spiri­tuale. C'è la via mistica, la via dell'amore, la via estetica espressa da Platone nella sua famosa scala della bellezza, la via meditativa, ecc.

Ora dirò qualcosa soltanto della via meditativa, che rientra più di­rettamente nel campo della Psicosintesi.

La prima fase, che in un certo senso corrisponde alla preparazione suaccennata, è quella del raccoglimento, della concentrazione dalla periferia al centro, della disidentificazione, cioè la liberazione del campo di coscienza dai contenuti ordinari. La nostra coscienza in generale è dispersa in vari punti del campo di coscienza; inoltre riceve continuamente messaggi, 'informazioni' come si suol dire ora con linguaggio cibernetico, dai vari livelli dell'inconscio e dal mondo esterno. Quindi prima di tutto occorre 'rientrare in sé', cioè ritirare la coscienza nell'io cosciente in mezzo al centro dell'area cosciente, al livello normale.

Occorre fare silenzio, non solo esterno, ma anche interno; a questo proposito citerò una risposta arguta di un Istruttore. Un suo discepolo diceva: "Io chiudo gli occhi, non guardo l'esterno, chiudo le orec­chie a ogni parola o rumore, eppure non ho nessuna realizzazione". L'Istruttore gli rispose: "Prova anche a tenere la bocca chiusa, a faresilenzio, non solo esterno ma anche interno". Infatti se noi ci osserviamo, ci accorgiamo che continuamente qualcosa in noi parla, ci sono continue voci dalle nostre sub-personalità, dal nostro inconscio, continui clamori interni; perciò non basta il silenzio esterno, mentre si può essere raccolti anche in mezzo ai rumori esterni.

La seconda fase è quella della meditazione vera e propria. Anzitutto meditazione sopra un tema formulato con una frase o indicato da una parola. Il suo primo stadio è la riflessione intellettuale, ma a questa segue qualcosa di più profondo e vitale. È un percepire, realizzare coscientemente la qualità, il significato, la funzione, il valore di quello su cui si medita, sì da sentirlo quasi vivere e agire in noi. Invece di parole si possono usare immagini, simboli, osservati ester­namente e visualizzati internamente.

Ancora più alto è lo stadio della contemplazione e di questa è difficilissimo, quasi impossibile, dire con parole in che cosa consiste; si può solo accennare che è uno stato di identificazione così intima con ciò che viene contemplato che si perde la coscienza di ogni dualità; è la fusione del soggetto e dell'oggetto in un'unità vivente. Quando poi non si usa alcun tema, la contemplazione è uno stato di perfetta calma, di silenzio interno, un 'consistere' nella pura coscienza di essere.

Allora si raggiunge con piena coscienza la regione e la sfera che normalmente è supercosciente. In questo stadio si può avere l'esperienza delle varie qualità, e delle attività psicospirituali che si svolgono nel supercosciente. Esse non sono qualcosa di astratto, di vago, di evanescente, come potrebbe ritenere chi non le conosce; sono qualcosa di vivo, d'intenso, vario, dinamico, che si percepisce come più reale delle esperienze ordinarie, sia interne che esterne. I suoi principali caratteri sono:

Una percezione di luce, una illuminazione, sia in senso generale, sia luce su problemi e situazioni di cui si rivela il significato.
Un senso di pace, di pace completa indipendente da qualunque cir­costanza esterna e stato interno.
Un senso di armonia e bellezza.
Un senso di gioia, di letizia: la letizia così bene espressa da Dante.
Un senso di potenza, della potenza dello spirito.
Un senso di grandezza, di vastità, di universalità, dell'eterno.

Tutte queste qualità s'interpenetrano, non sono separate l'una dal­l'altra e anche questo Dante l'ha detto mirabilmente.

Questa esperienza contemplativa così alta non può naturalmente essere permanente, ma anche dopo che è finita produce effetti, cambiamenti spesso profondi nella personalità ordinaria. Fra l'altro essa favorisce una graduale stabilizzazione del centro di coscienza personale e dell'area della coscienza normale a livelli via via un poco più alti; o tale area può arrivare a trovarsi quasi sulla linea di demarcazione (non di divisione, ma di distinzione) fra inconscio medio e supercosciente, in modo che la coscienza di veglia resta sempre illuminata in qualche misura.

Questo poi facilita e rende più frequente la discesa di intuizioni di ispirazioni. Il culmine, il simbolico arrivo alla vetta è l'unione del centro di coscienza personale col Sé spirituale. Faccio osservare che nello schema la 'stella' che rappresenta il Sé spirituale è tratteggiata in parte dentro e in parte fuori dell'ovale; questo indica che il Sé partecipa dell'individualità e dell'universalità, è in contatto con la Realtà trascendente.

Un altro effetto di queste esperienze è l'azione ispirata, l'impulso potente ad agire. Anzitutto esprimere, effondere, irradiare, far partecipi gli altri dei tesori scoperti e conquistati. Poi collaborare con tutti gli uomini di buona volontà, con tutti coloro che hanno avuto simili esperienze, a dissipare le tenebre d'ignoranza che avvolgono l'umanità, a eliminare i conflitti che la dilaniano, per preparare l'avvento di una nuova civiltà in cui gli uomini, lieti e concordi, attuino le meravigliose potenzialità latenti delle quali sono dotati.
Fonte tratta dal sito .



Roberto Assagioli