sabato 23 settembre 2017

12 simboli spirituali più potenti al mondo

Probabilmente riconoscerai alcuni di questi simboli, ma non tutti.
I simboli sono delle immagini che possono lasciare una forte impressione psicologica nella nostra mente solo dal loro aspetto.
Studiando la complessità e il significato più profondo di ognuno di essi e osservandoli,
ci sentiamo collegati, vivi e incuriositi.


Ma qual è il loro vero significato?
1) Hamsa:
Hamsa è la parola araba che significa “cinque” e rappresenta le cinque dita della mano. Hamsa è un segno universale di protezione, ed è spesso usato per allontanare il malocchio e i pensieri negati di altre persone. Secondo la storia di questo simbolo, se qualcuno ti guarda con cattive intenzioni e tu lo indossi, il malcapitato andrà incontro a situazioni poco piacevoli.
2) L’albero della Vita
Lo sapevi che l’albero della vita è stato rappresentato da molte culture e religioni di tutto il mondo? Si dovrebbe anche sapere che l’Albero della Vita, o anche conosciuto come l’Albero del Mondo, è associato alla nascita, alla vita, alla morte e alla rinascita, dentro il cerchio della vita. Nel Cristianesimo, l’albero è conosciuto come ‘l’albero del giardino dell’Eden’ dal quale Adamo ed Eva si cibarono del suo frutto proibito. Generalmente, l’albero della vita è conosciuto per avere un collegamento tra i quattro elementi della terra (aria, acqua, terra e fuoco), esso è una rappresenta

3) L’Ankh
L’Ankh è un simbolo ben noto associato agli antichi egizi. Si dice che i nostri antenati usassero l’Ankh durante la pratica sessuale al fine di rigenerare l’energia sessuale al momento dell’orgasmo. Generalmente, il simbolo dell’Ankh è stato associato con la vita eterna e alla rigenerazione. Oggi, è spesso usato come un segno di vita e di saggezza spirituale.
4) Il Wadjet (o Ujat, “tutto unico”)
E’ un potente simbolo di protezione; in Egitto era conosciuto anche come l’occhio di Horus o “l’occhio che tutto vede”. Il wedjat “aveva lo scopo di proteggere il faraone qui e nell’aldilà, per scongiurare il male. Gli antichi marinai egiziani e mediorientali, dipingevano spesso questo simbolo sulla prua della loro nave, per garantire la sicurezza nei loro viaggi in mare.
5) Il fiore di loto
Un simbolo spirituale molto importante nel Buddismo, come in altre diverse religioni, il fiore di loto è generalmente visto come un segno di illuminazione. Cresce nell’acqua fangosa del materialismo per poi aprire i suoi petali al sole dell’illuminazione. Questo simbolo rappresenta il viaggio dalle tenebre alla luce. E’ anche un segno dell’importanza del distacco, infatti le gocce d’acqua scivolano facilmente dai suoi pedali.
6) Il Yin Yang
Questo segno rappresenta l’armonizzazione della dualità. Significa l’unità tra l’energia del maschile e del femminile. Lo yin yang è un promemoria spirituale che porta l’equilibrio tra luce e oscurità, offre un approccio più olistico per vivere una vita piena di significato. L’universo si attiene alla legge dell’equilibrio.
7) Il Pentacolo
Spesso frainteso e talvolta etichettato come “satanico”, il pentagramma simboleggia le qualità dell’uomo. Il punto superiore rappresenta lo spirito, mentre gli altri punti rappresentano i quattro elementi. Nella Wicca questo simbolo è molto usato nelle cerimonie sacre per ricordare a se stessi la natura del genere umano.
8) Il Caduce
Erroneamente usato come simbolo dall’organizzazione sanitaria, il Caduceo è il tradizionale simbolo di Hermes ed è rappresentato da due serpenti che si avvolgono attorno ad una figura, molto spesso alata. Il Caduceo fornisce la base per il simbolo astrologico che rappresenta il pianeta Mercurio. Il simbolo del Caduceo è anche una rappresentazione della propria energia vitale primordiale. I serpenti gemelli, rappresentano l’energiaKundalini che salgono dalla base della colonna vertebrale. Un essere femminile e uno maschile che intrecciandosi l’uno con l’altro, consentono alla persona di possedere le ali per una nuova vita.
9) Ruota del Dharma
La Ruota del Dharma, o la “Ruota della Legge”, è il simbolo buddista per gli insegnamenti del percorso del Nirvana. Ogni raggio rappresenta un passo in Ottuplice Sentiero del Buddha. È interessante notare, che essa è più vecchia del Buddismo stesso, che risale al 2500 a.C.
10) Il Fiore della Vita
Uno dei principali simboli della geometria sacra, il Fiore della Vita, contiene tutti i modelli della creazione al suo interno. Composto da 7 o più simboli sovrapposti, il fiore della vita è stato usato da quasi ogni cultura antica ed è considerato una delle formazioni sacre primordiali.
11) La Triquetra
La Triquetra è un simbolo grafico che arriva dalle popolazioni e tradizioni celtiche. La Triquetra rappresenta la trinità e tutti i fenomeni della natura triplice quali: la nascita, la vita, la morte, il passato, il presente, il futuro, il corpo, lo spirito, l’anima, il Mercurio-Zolfo-Sale per gli alchimisti.
Questo simbolo, era molto utilizzato dai popoli nordici come i Celti, perché ritenuto un simbolo di protezione dal grande potere.
La triquetra si trova ancora oggi incisa sulle rocce, su antichi elmi e armature da guerra di quegli antichi popoli, poiché essa simboleggiava la protezione, l’interconnessione e la compenetrazione dei tre livelli: il fisico, il mentale e lo spirituale. In questo simbolo, il cerchio nel mezzo, come nel pentagramma, rappresenta la perfezione e la precisione. Secondo alcuni studiosi esso rappresenta anche i tre volti della donna, considerata massima espressione della Natura: l’anziana, la madre e la vergine.
Usato come talismano, la triquetra attira le tre principali qualità femminine(ovvero: intuizione, tenerezza e bellezza) e, portato sempre con se, aiuta ad ottenere la protezione contro tutti i mali.
12) La spirale
E’ il simbolo di morte e rinascita, di espansione e sviluppo, rappresentazione del movimento dell’energia. Richiama il flusso degli eventi, in un continuo moto di creazione e distruzione. A questo potente simbolo, vengono attribuite accezioni opposte: simbolo positivo quando parla di rinascita, negativo quando diventa forza che risucchia o forza caotica. La sua forma circolare e il suo moto, si avvicina al centro per poi allontanarsene e viceversa, muovendosi come l’Universo. Nei mandala questo simbolo simboleggia, la crescita verso la totalità, in alcuni casi il risveglio dell’energia.
Fonte tratta dal sito .

Pedofilia, premiato il docufilm italiano che inguaia papa Bergoglio

Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti pedofili protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di violenza su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia: gli stupri di decine di ospiti dell’Istituto per bambini sordomuti A. Provolo di Verona, perpetrati lungo tutta la seconda metà del secolo scorso. Uno dei destinatari di questo «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera (di cui Left è in possesso) che fu inviata il 24 novembre 2012 dal presidente del Tribunale ecclesiastico di Verona, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’associazione sordi Provolo. Per le violenze compiute nell’istituto, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite. Si trattava in quel momento, nel 2012, dell’unica inchiesta mai avvenuta sul Provolo. A causa della prescrizione la magistratura italiana non era potuta intervenire. Come i nostri lettori sanno, all’epoca raccontammo questa storia su Left (aggiornandola successivamente diverse volte). Era l’ennesima puntata di una vicenda iniziata nel 2009 quando alcune delle vittime ormai adulte resero pubbliche le violenze subite, dopo aver preso coraggio sulla scia di situazioni analoghe accadute in tutta Europa (Irlanda, Olanda, Belgio, Inghilterra, Germania etc).
Oggi si torna a parlare nuovamente di don Eligio Piccoli in occasione dei “DIG Awards 2017”, i premi internazionali per le migliori inchieste e reportage video della scorsa stagione. È lui infatti il protagonista de Il caso Provolo, l’inchiesta realizzata da Sacha Biazzo per Fanpage.itche ha vinto il primo premio della sezione “Short”. Il docufilm di Biazzo dura circa 15 minuti e don Piccoli da un letto di ospedale conferma al bravo giornalista quanto emerse dall’inchiesta di Sannite parlando di almeno 10 preti coinvolti e confessando di aver abusato. Come è noto, molti preti della lista presentata dall’associazione Sordi Provolo al magistrato incaricato dalla Santa Sede oggi sono morti, alcuni sono stati trasferiti in Argentina e altri – come don Piccoli e don Pernigotti per citarne un paio – sono ancora in vita.

Riassumiamo in breve la storia. Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine nel 2012 Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio», la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire «una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi (come del resto don Piccoli) è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni aveva ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.
«Gugole – si legge nel testo della Santa sede – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe stato difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò nel 2013 il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali». Cioè un anno prima della “sentenza”.
Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro – quelli davvero rimasti in vita – avrebbero continuato a indagare. Ma, come vedremo, non risulta. Tra i “prosciolti” infatti figura il nome di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) finito in carcere nel novembre del 2016 a Mendoza in Argentina con l’accusa di aver abusato alcuni bambini nella più importante sede sudamericana del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 dal Vaticano e di cui è stato direttore fino all’arresto. E c’è anche il nome dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».
In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963. La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.
Ma proprio la grossolana manomissione potrebbe costar caro alla diocesi di Verona sotto la cui giurisdizione ricade l’istituto cattolico per sordomuti. A gennaio scorso è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E in seguito, il 27 febbraio, anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato l’originale della pagella del 1964 – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento.
Inoltre, in riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e Bisoli, come riportano diverse testate locali e non, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti «in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia». Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiana, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.
Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, mi ha spiegato che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».
Questa domanda ci riporta a don Eligio Piccoli e al documentario di Sacha Biazzo. Ascoltando ciò che questo sacerdote afferma davanti alla cinepresa appare evidente che la condanna ecclesiastica a «una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza» non abbia sortito alcun effetto. Seppur affaticato dalla malattia fisica che lo costringe in ospedale, don Piccoli racconta di aver abusato con estrema naturalezza e che altri suoi “colleghi” preti lo hanno fatto (nel video esibisce un ghigno mostruoso).
Tipica dei pedofili è la totale assenza di emozioni. Come ho potuto riscontrare più volte, nel caso dei preti l’unica preoccupazione è di aver peccato. Questa idea distorta è figlia di una cultura secondo la quale in fin dei conti è il bambino, diavolo seduttore, a indurre in tentazione il sant’uomo. E questo cede, offendendo Dio.
La realtà però è un’altra e dice senza appello che la pedofilia non è un’offesa alla castità, non è un delitto contro la morale, non è il Male. Non è un atto di lussuria come peraltro scrivono certi giornalisti affermati citando il canone 2351 del Catechismo della Chiesa cattolica. L’abuso non è un rapporto sessuale tra due persone consenzienti che si lasciano andare ma è pura violenza agita da un adulto nei confronti di un bambino “scelto” con “cura” dal suo violentatore. Il pedofilo non prova alcun desiderio, è una persona anaffettiva. La vittima, in quanto in età prepuberale, non ha e non può mai avere né sessualità, né desiderio.
Chi abusa un bambino è un grave malato mentale ma non occorre essere psichiatri per comprendere che non può guarire invocando la madonna. Basta un minimo di buon senso. A meno che non si pensi – come fanno i religiosi cattolici, pedofili e non – che l’abuso è un “atto impuro” (VI Comandamento), cioè, appunto, un peccato. Seppur annoverato tra i delitti più gravi, secondo la visione degli appartenenti al clero si tratta di un crimine contro la morale. “Abuso morale” lo ha definito Benedetto XVI nel 2013 e di recente anche papa Francesco nella premessa all’autobiografia di una vittima di sacerdote pedofilo. Di conseguenza i responsabili devono risponderne a Dio, nella persona del suo rappresentante in terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte. È sempre stato così ed è così anche oggi sotto il pontificato del presunto innovatore argentino.
Appena eletto, papa Francesco ha messo in cima alla agenda pontificia la lotta contro la pedofilia. Dedicando a questo tema almeno un annuncio a settimana, non mancando mai di farsi fotografare con atteggiamenti affettuosi – a volte ricambiati, a volte no – in mezzo a dei bambini, emanando una serie di decreti volti ad accentrare in Vaticano tutte le indagini e le decisioni sui casi più scabrosi e ad avvicinare le norme della Santa Sede alle indicazioni della Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza siglata nel 1991 e ratificata nel 2014. Segnali forti, amplificati dalla parola d’ordine spesso pronunciata dal pontefice argentino e diligentemente rilanciata dai media italiani: «Tolleranza zero». Un passaggio epocale, sulla carta, è avvenuto il 5 settembre 2016, con l’emanazione del decreto Come una madre amorevole che prevede, oltre all’inasprimento delle misure anti-abusi, la rimozione dei vescovi responsabili di condotta negligente del proprio ufficio nei casi di violenza su minori o adulti vulnerabili. Vale a dire, di insabbiamento delle denunce relative a preti pedofili. Poco più di un anno prima, il 5 giugno 2015 al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di vescovi negligenti, secondo quanto si legge sul sito della Santa Sede, al papa era stata sottoposta, da una commissione consultiva appositamente insediata, la proposta di creare un Tribunale apostolico all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia. Si trattava solo di un suggerimento ma la stampa italiana annunciò il tribunale dei vescovi come cosa fatta descrivendolo come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio. In realtà la stessa pena, ossia la rimozione del porporato insabbiatore, colmava un vuoto procedurale poiché era già disciplinata sin dal 1962 dalla legislazione canonica vigente per cause gravi (Crimen sollicitationis) e rinnovata nel 2001 da un provvedimento di Giovanni Paolo II (De delictis gravioribus). Ma senza essere mai applicata. E cosa ancor più interessante, il tribunale seppur annunciato e osannato non è mai entrato in funzione né mai accadrà perché il papa non lo ha mai creato. A dare la smentita – con quasi due anni di ritardo rispetto ai titoli a nove colonne dei media nostrani – è stato il 5 marzo scorso niente meno che il prefetto della Cdf, card. Gerard Müller, il quale intervistato dal Corriere della sera ha precisato che il tribunale per i vescovi «era solo un progetto».
Questi sono solo alcuni esempi di come la Chiesa di papa Francesco stia affrontando la questione delle violenze sui minori al proprio interno. La strategia è collaudata e vincente: cambiare tutto per non cambiare niente. Alle parole del papa, alle sue intenzioni, ai suoi desiderata raramente, per non dire mai, seguono dei fatti concreti. E su questo i media sono disposti a chiudere un occhio, molto spesso tutti e due.
In questa ottica il la voro di Sacha Biazzo andrebbe doppiamente premiato, in quanto contribuisce a mantenere viva l’attenzione sull’inerzia e sulla tolleranza (verso i preti violentatori) del Vaticano che dunque, anche sotto Bergoglio, continua a combattere la pedofilia solo a parole. Al più, a colpi di avemaria.
Fonte tratta dal sito .

IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI SAN MAURIZIO CANAVESE NEL 1861






















CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI SAN MAURIZIO CANAVESE NEL 1861

















ITALIANI, DEL REGNO DELLE DUE SICILIE E DEGLI ALTRI STATI ITALIANI “PREUNITARI”,  DEPORTATI E RINCHIUSI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E STERMINIO DAL 1860 IN POI.
Quanti sono gli Italiani del Sud  e degli altri Stati Italiani “preunitari” fatti prigionieri di guerra militari e civili e deportati e rinchiusi nei vari campi di concentramento e di sterminio dal 1860 in poi?
Se ne perde il conto!
Il Campo di Concentramento di San Maurizio Canavese, nella Zona delle Vaude, presso Lombardore, che è qui sopra illustrato in una stampa dell’epoca, era il più grande delle decine di campi di concentramento e delle centinaia di luoghi di detenzione per i prigionieri delle guerre dal 1860 in poi, e, a suo tempo, contenne contemporaneamente fino a più di 10’000 prigionieri di guerra duosiciliani, ma dato che molti venivano avvicendati, dato che vi era: chi moriva per la durissima vita, senza ripari di alcun genere dalle intemperie e dormendo per terra all’addiaccio, chi si ammalava e veniva spostato in qualche ospedale militare, chi comunque con varie motivazioni veniva spostato altrove, se del caso anche presso altre carceri militari ordinarie o straordinarie e punitive come la famigerata Fortezza di Fenestrelle, chi accettava di abiurare dalla fedeltà al suo Stato e veniva fatto entrare nei ranghi dell’esercito dei vincitori,  è ovvio che per quel campo si avvicendarono molti più dei 10’000 prigionieri di guerra che furono il livello numerico massimo di coloro che vi erano contemporaneamente imprigionati .
Successivamente, ancora fino a qualche decennio fa, l’area militare dell’ex Campo di Concentramento di San Maurizio Canavese era stata usata dall’esercito come “Poligono di Lombardore” per l’addestramento con i carri armati, ragion per cui anche nei paesi circostanti si era persa la memoria del suo tragico uso iniziale come campo di concentramento nel 1861.
Questo di San Maurizio Canavese era sicuramente il più esteso e soprattutto il più affollato, ma pur nella sua estrema durezza non il più terribile, perché questo primato spettava senza alcun dubbio al famigerato e perciò più nominato, conosciuto e temuto di tutti i Campi di Concentramento, Punizione e Sterminio d’Italia nel 1861 ed anche dopo, fino a successivamente la Seconda Guerra Mondiale, e che era il Campo di Concentramento e di assicurato sistematico sterminio della Fortezza di Fenestrelle, a 1’200 msm, in mezzo alle aspre e gelide montagne della Vallata Alpina del fiume Chisone nei pressi di Pinerolo in Provincia di Torino.
Perché non si perda del tutto la memoria di quei patrioti che sacrificarono la vita non solo nei campi di concentramento e sterminio di San Maurizio Canavese e di Fenestrelle, ma anche di San Mauro, di Alessandria, di Novara, di Savona, di Genova, di Milano, di Gaeta, e tantissimi altri, vi invito ad iscrivervi al gruppo facebook, di cui alleghiamo qui sotto il link, relativo proprio al Campo di Concentramento di San Maurizio Canavese ed anche agli altri gruppi e pagine facebook che abbiamo aperto fin da prima del 26 aprile del 2009 in memoria ed in onore di coloro che Giovani e Forti Patrioti Italiani del Sud e di tutti gli altri Stati Italiani “preunitari”!
E’ giusto, anche dopo più di 150 anni, ricordare quelle persone che,… per i loro ideali di Fede nel loro Dio, per la loro lealtà al loro Stato, per avere legittimamente difeso la loro Patria e per non avere rinnegato e disprezzato la loro stessa appartenenza etnica,… furono sterminati dai vincitori con un’atroce morte, avendoli fatti criminalmente patire non solo la privazione della libertà, ma anche gli stenti, la fame, il freddo, i lavori forzati, le offese, le umiliazioni, le lacrime, il sangue, le torture, e la massima disperazione di chi sa di essere praticamente condannato a morte senza remissione, lontano dai propri cari e dalla propria amata terra!
Ancor oggi come allora, dopo più di 150 anni, essi sono senza neanche un segno, almeno un sasso votivo che ne ricordi e ne onori la memoria ed il sacrificio supremo della vita con cui ciascuno di loro,… pur battuto materialmente e vinto fisicamente sul campo di battaglia e ridotto a prigioniero e schiavo in catene nel corpo, ma per nulla domato nell’animo, e niente affatto convinto nella mente, e ancora con l’assoluta libertà morale dello spirito che non aveva mai alienata neanche sotto tortura,  e nonostante fosse al fondo dell’abisso della sconfitta  e della rovina di tutto il suo mondo,… volle… comunque essere lui in persona l’unico ed ultimo sovrano signore e padrone della sua vita!…
Ciascuno di loro seppe mantenere chiara e ferma coscienza che,.. anche e perfino lì ed allora, al fondo di quell’abisso di sventure,…  era sempre e comunque possibile scegliere se vivere o non vivere senza la libertà!…
Ciascuno… scelse… di mantenere il massimo rispetto di se stesso per quello che era allora, che era stato prima e che era convinto che fosse giusto essere!…
Scelse… di tributare il supremo onore a quello che  nella sua  coscienza credeva che fosse vero e giusto!… e  di testimoniare perfino con l’estremo martirio e con il massimo sacrificio appunto della sua vita:…
– anzitutto la sua intatta Fede nei confronti del suo Dio che per secoli e secoli era stato anche il Dio dei suoi padri ed antenati!… con lo stesso spirito di fede che secoli prima aveva animato gli Ottocento Santi Martiri di Otranto che nel 13 agosto 1480 preferirono essere tutti decapitati in un sol giorno dal feroce sultano Maometto II piuttosto che rinnegare la propria fede.
– e poi il suo legame di affetti familiari e parentali con la sua Gente, l’amore per sua Patria, la stima per la grandezza del suo Popolo, l’orgoglio di appartenere ad una grande Nazione,…  e la lealtà alla sua parola data ed ai suoi giuramenti a quello che lui ed il suo Popolo per generazioni avevano  sempre fermamente ritenuto loro Legittimo Stato!…
Fonte tratta dal sito .

Devil’s Punchbowl: il campo di concentramento americano così orribile da essere cancellato dalla Storia

 Quando si parla di campi di concentramento la maggior parte delle persone giustamente ricorda la seconda guerra mondiale e il nazismo; ma il duro lavoro, la costante minaccia di morte, e le barbarie di questi inferni microcosmici presentati non erano solo adoperati da Adolf Hitler, sono stati utilizzati ovunque anche qui in Italia durante il Risorgimento presso la fortezza di Fenestrelle o a San Maurizio Canavese. E anche negli Stati Uniti d’America: in un solo anno, circa 20.000 schiavi liberati perirono nel Devil’s Punchbowl a Natchez, Mississippi.
Dopo la guerra civile, ci fu un massiccio esodo di ex schiavi provenienti dalle piantagioni del sud verso il nord nella speranza di raggiungere una posizione di vera libertà, ma i soldati amareggiati, pieni di risentimento per le persone considerate ora libere, avevano altri piani.
Dopo la liberazione, gli ex schiavi, ormai uomini liberi , dalle piantagioni invasero le città a nord, tra le tante la cittadina di Natchez dove la popolazione passò da circa 10.000 a 120.000 abitanti in una sola notte.
Incapace di confrontarsi con un evento di tale portata, la città si rivolse alle truppe dell’Unione ancora persistenti dopo la guerra, per ideare una soluzione spietata.
Così hanno deciso di costruire un accampamento al Devil’s Punchbowl, posto così chiamato per un cavernoso burrone a forma di ciotola, murato da scogliere, un’area involontariamente perfetta per una prigione. I soldati dell’Unione hanno catturato quegli schiavi ormai liberati e li hanno messi in condizioni peggiori di quelle che avevano sopportato in precedenza come schiavi nelle piantagioni.
Durante questa prigionia gli uomini afroamericani faticavano duro nei boschi attorno, mentre donne e bambini non ritenuti una forza lavoro valida, venivano lasciati senza cibo né acqua dietro i muri del campo a morire di fame. Il maltrattamento non finiva nemmeno dopo morti, infatti non era concesso rimuovere i corpi dal campo, si seppellivano la, nel campo, quasi dove cadevano senza vita.
Le condizioni degli uomini di colore erano pessime, bloccati dentro le mura del campo, costretti a lavorare fino allo sfinimento o peggio alla morte. Tutto questo ha portato la diffusione di malattie, un problema insidioso per gli ex schiavi, infatti queste uccisero un milione di persone in seguito.
La malattia principale era il vaiolo, la prima causa di migliaia e migliaia di morti. Alcuni ex schiavi  pregavano per uscire da quel campo, erano anche disposti a ritornare nelle piantagioni pur di uscirne vivi.
Tuttavia, di questa storia si parla poco e di solito non viene ricordata sui libri di storia. Gli storici non negano l’esistenza di questo campo e dei crimini compiuti, ma sono divisi sulla cifra esatta delle vittime. Senza metodica tenuta dai registri, la cifra è impossibile da quantificare con certezza. In entrambi i casi, questa è una paginanera della storia americana, “tra le tante”.
 Fonte tratta dal sito .


Hanno pensato che fosse pazza: Medico Estrae Chip da una vittima del traffico sessuale

Se qualcuno entra in un ospedale sostenendo di essere monitorato e di aver addosso un dispositivo di tracciamento, ci sono buone possibilità che sarà inviato in un istituto psichiatrico. Tuttavia, secondo un medico rimasto nell’anonimato per proteggere il suo paziente, una situazione simile si è verificata lo scorso ottobre.
Il paziente in questione era una donna di 28 anni, che sosteneva di aver un dispositivo di localizzazione GPS impiantato nel suo corpo. Normalmente un paziente del genere viene considerato folle, ma questa donna sembrava del tutto sana di mente, e aveva un segno di incisione su un fianco. Così il medico ha deciso di controllare comunque. Il personale medico è rimasto sorpreso dell’esito della radiografia.
Incorporato nel fianco destro vi era un oggetto piccolo e metallico, un pò più grande di un chicco di riso. Ma è lì. È inequivocabilmente lì. Ha un tracker in lei. Ma non era un dispositivo GPS, in realtà si trattava di un chip RFID. “È utilizzato per contrassegnare cani e gatti. E qualcuno l’aveva etichettata come un animale, come se fosse l’animale domestico di qualcuno”
Solo in seguito il medico ha scoperto che questa donna era una vittima del traffico sessuale, convinta dai suoi aguzzini che quel chip fosse un GPS per impedirle di andare via.
La fantascienza ha messo in guardia circa il potenziale dei dispositivi di localizzazione per anni,  in riferimento al modo in cui il governo potrebbe utilizzare questa tecnologia. Si va solo a dimostrare che il modo in cui gli esseri umani utilizzano la tecnologia nel mondo reale è spesso sconosciuto (e inquietante) più della finzione.
Fonte tratta dal sito .

La Svezia sta ripristinando centinaia di bunker antiatomici

Come riporta il quotidiano britannico The Independent e quello russo Sputnik, la Svezia sta ripristinando centinaia di bunker antiatomici per tenersi pronta in caso di un potenziale attacco nucleare, in relazione alla crescita della tensione nei Paesi Baltici.
Risultati immagini per bunker antiatomici svezia
L’agenzia svedese per la Protezione civile (MSB) ha pianificato di verificare le condizioni di 350 bunker antiatomici civili sull’isola di Gotland, nel mar Baltico. I bunker sono progettati per proteggere la popolazione dall’onda d’urto e dalle radiazioni di un’esposizione nucleare, così come da armi chimiche e batteriologiche.
Immagine correlata
Mats Berglund, capo dell’MSB, in un’intervista a Sveriges Radio ha dichiarato che i controlli saranno eseguiti entro la fine dell’anno. In precedenza il direttore dell’agenzia d’intelligence svedese SAPO Andres Tornberg ha affermato che esiste una “seria e reale minaccia per la sicurezza nazionale”.
Fonte tratta dal sito .

La CNN annuncia: l’élite di potere e quella dei super-ricchi si sta preparando per qualcosa di “molto grave”

La verità è che il mondo è una polveriera sul punto di esplodere e questo è a conoscenza della élite globale. Tutti noi abbiamo la certezza che i super-ricchi si stanno tranquillamente preparando a fuggire quando sarà il momento. Stanno comprando beni di sopravvivenza, stanno comprando aziende agricole in paesi lontani e stanno comprando bunker sotterranei profondi. Tempo fa un insider di primo piano al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, ha affermato che “la gente molto potente – i super ricchi – hanno paura perché sta per accadere qualcosa di grosso”. Queste frasi hanno sconvolto la gente che attraverso i social ha espresso preoccupazione. 
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Alla CNN è stato detto che i famosi “gestori degli hedge fund (fondi speculativi) in tutto il mondo fino a qualche anno fa stavano acquistando piste di atterraggio e fattorie in posti come la Nuova Zelanda, ora qualcosa ha fatto loro cambiare idea e sembra che ci sia un dietro front. Tutti vogliono bunker anti-nucleari di prima classe” e nessuno vuole andare più in Nuova Zelanda, anche perché sembra che le faglie tettoniche si stiano smuovendo in modo anomalo proprio da quelle parti, causando forti terremoti e con la possibilità di tsunami potenti nell’aera del Pacifico settentrionale.
La CNN ha riferito che questi bunker sono dotati di pareti di cemento enormi, pieni di rifornimenti e cibo per diverse persone, adatti a sopravvivere per una quantità enorme di tempo. L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e il comportamento negativo e aggressivo della Corea del Nord nei confronti degli Stati Uniti e Giappone sembrano essere la preoccupazione principale dei milionari, che hanno scelto di costruire un super-bunker  prima di un possibile scenario di crisi umanitaria globale.
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Gary Lynch, direttore generale del Texas-based Rising S Company,  dice che nel 2016 le vendite degli high-end bunker sotterranei sono cresciute del 700% rispetto al 2015, mentre le vendite complessive sono cresciute del 300% da novembre e dopo le elezioni presidenziali americane.
I nuovi bunker acquistati dai super ricchi e dall’élite di potere sono fatti in acciaio, sono progettati per durare per generazioni, possono contenere alimenti (o cibo) fino a un anno per ogni abitante e resistere ai terremoti. Ma mentre alcuni vogliono bunker, altri preferiscono cavalcare l’apocalisse in un ambiente comunitario che offre un’esperienza un po’ più vicino al mondo reale.
Vivos Europa uno in Germania
La CNN ha dichiarato che i super ricchi si sono già dotati di bunker e strutture fortificate che sono progettati per resistere, oltre che ai terremoti, anche ad un attacco nucleare e sono dotate di sistemi di alimentazione, sistemi di purificazione dell’acqua, valvole e filtri d’aria (NBC) per attacchi nucleari-biologico-chimico.
Uno di questi rifugi, Vivos xPoint , si trova vicino alle Black Hills del South Dakota e si compone di 575 bunker militari che servivano come munizioni dell’Army Depot fino al 1967.
Attualmente è stato convertito in una struttura in grado di ospitare circa 5.000 persone, gli interni di ciascun bunker sono attrezzati dai proprietari e il costo varia dai 25mila dollari fino a 200mila ciascuno. Il prezzo dipende se si vuole uno spazio minimalista o una casa con finiture di alta classe.
Il posto in un bunker è dotato di tutti i comfort come quelli di una piccola città, tra cui un teatro della comunità, aule, giardini idroponici, un ambulatorio medico, un centro benessere e una palestra.
Qualcosa di grave sta per accadere
Lo sterminio dell’umanità su larga scala sembra essere una possibilità sempre più latente e riteniamo che la figura di Kim Jong-un verrà utilizzata come pretesto per scatenare una guerra globale.
Il piano del Nuovo Ordine Mondiale non può essere eseguito senza avere un personaggio che può costituire una minaccia per il mondo. I recenti avvenimenti e l’arrivo di Donald Trump sembrano essere perfetti per l’inizio, un buon ingrediente di una grande guerra globale. Quindi, è probabile che con il pretesto di una guerra fuori controllo l’umanità sarà sostanzialmente ridotta e lo scopo del Nuovo Ordine Mondiale, orchestrato dagli Illuminati, è uno solo: “annientare direttamente” la maggior parte della popolazione globale.
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Lo stesso articolo della CNN spiega che alcuni milionari ben noti, come Bill Gates, possiedono bunker, provvisti assolutamente di tutto, nelle loro case. Questa è una coincidenza o paranoia? Pensiamo davvero che Bill Gates sia un pazzo paranoico? La risposta è no, sanno dove ci portano e naturalmente loro si stanno proteggendo. Noi crediamo che sia tempo che le persone diventino consapevoli di questi pericoli e costringano i nostri governi a creare bunker per uso pubblico, adatti a questo tipo di minacce estreme. Vi chiediamo di condividere questo articolo se vi sembra essere stato interessante. Grazie.
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